Il Tirreno

San Carlo Terme, la “bella vita” perduta

di Giulia Rafanelli
Il foro di proiettile
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Il foro di proiettile

MASSA. Il consigliere Ortori: «Mai speso un euro per questo paese»
Il nostro reportage

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MASSA. C’ è una famosissima fotografia di Brassai che ritrae una vecchia signora seduta in un bar. Abbruttita dal tempo, decaduta, tutte le sere si ricopriva di gioielli per poi sedere da sola in un nightclub di Montmartre a Parigi. Stava lì ad ostentare il ricordo di un passato fastoso. Fu durante una di quelle sere (era il 1932) che il fotografo ungherese la incontrò e ne fece la protagonista di uno dei suoi scatti più celebri, “La Môme Bijou au Bar de la Lune”. San Carlo Terme è un po’ come la Madame di Brassai: della “bella vita” di un tempo restano solo i simboli proprio come i gioielli della madama: gli hotel abbandonati, le terme dismesse (ora in via di ristrutturazione).

C’è il foro di un proiettile nella vetrata della vasca della fontana della piazza di San Carlo, 300 anime e un panorama mozzafiato. All’angolo un bar. Dentro sono appese alle parteti le fotografie ingiallite di quegli anni d’oro. Prepotentemente fa il suo ingresso alla vista l’hotel tre stelle San Carlo del magnate olandese Hans Becker. Unico hotel che ancora non ha gettato la spugna. «Ci sono due grandi investitori, uno è Hans l’altro è una famiglia fiorentina che da circa un anno e mezzo ha rilevato lo stabilimento termale e che sta investendo i propri soldi per riportarlo in attività. Ma dobbiamo fare in modo che non pensino di aver investito nel Bronx». Una metafora forte che esce dalla bocca del consigliere comunale Simone Ortori. «Su San Carlo non è mai stato investito un euro, venga quassù il sindaco a vedere come stanno le cose». L’ultima visita di Volpi risale ad un anno fa. Ortori a San Carlo è cresciuto: «Quando ero piccolo mia nonna si raccomandava perchè stessi attento con la bicicletta a non investire i turisti». Ora il rischio non c’è. Chi ha ancora in mente la San Carlo Terme degli anni ’60 stenterebbe a riconoscerla: «L’acqua termale che c’era a San Carlo era la migliore - spiega Ortori nel “tuor” per il paese - le convenzioni con l’azienda sanitaria erano un incentivo per i turisti che soffrivano di calcoli renali e di problemi alle vie urinarie. Per curarsi arrivavano da tutta Italia e dall’Europa, terminate le convenzioni i turisti sono spariti ed è iniziato il decadimento ».

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Il degrado e l’impegno dei cittadini. Oltre al foro di proiettile nella fontana centrale, ad accogliere i visitatori ci sono ringhiere arrugginite, erba alta e detriti di un cantiere nel parcheggio superato il centro storico. «La ditta che aveva preso il lavoro è fallita e tutto è rimasto così». Detriti e una rete che ora sembrano fantasmi. I cittadini si sono impegnati a riqualificare il parco del paese «ma - ha spiegato Ortori - eravamo stati chiari con l’amministrazione: noi ci impegniamo questa volta la prossima tocca a voi». Dopo un anno l’erba è di nuovo alta e cresce tutt’attorno ad un ripetitore delle frequenze che certo non fa onore al belvedere di San Carlo. Un tempo c’era anche un parco con i giochi adesso è sepolto sotto la vegetazione.

I fondi sfitti. «Erano tre gli Hotel storici, uno solo è rimasto aperto» spiega Ortori. I cartelli “vendesi” non mancano. «Il piano urbanistico dovrebbe tenere a mente che qui serve abbattere le volumetrie e creare condizioni abitative adeguate per attrarre investitori». Le case a San Carlo sono ancora valutate molto bene ma un ristoratore come Becker che quando sbarcò a San Carlo con il suo hotel investì circa 3milioni e 300mila euro, è costretto a proporre la stanza panoramica adibita a ristorante dell’hotel a 1500 euro per prenderla in affitto un mese. E non basta a convincere gli eventuali affittuari. Becker vorrebbe vendere anche l’hotel ma non trova acquirenti. Resterà probabilmente, in paese se lo augurano.

L’acqua. Questo è il paradosso: il paese dell’acqua alle pendici delle Apuane non ha acqua. La motivazione ufficiale: «I costi di Gaia sono troppo altri - riprende Ortori. A San carlo, però ci sono almeno due punti nel paese da cui l’acqua potabile (non termale) sgorga incessantemente notte e giorno. Ortori ha preso una bottiglia vuota da un litro, l’ha messa sotto la fontanella. Si è riempita in circa 9 secondi. Da quella fontana vanno perduti circa 60 litri d’acqua al minuto. «Ma non potrebbero essere rimessi nel pubblico acquedotto così da recuperare l’acqua per il parco?» si domanda Ortori che poi aggiunge: «Siamo tutti consapevoli che per San Carlo non è stato fatto niente o poco più, se non per volontà della cittadinanza. Io non voglio fare polemiche sterili contro l’amministrazione (Ortori è consigliere di maggioranza dell’associazione Articolo 1) ma invito il sindaco a venire a vedere con i propri occhi come è ridotto questo paese a vocazione turistica. A breve ci sarà la sagra della pattona e così ci presentiamo a chi verrà . Capisco che per gli interventi strutturali serva tempo, ma da qualcosa dobbiamo iniziare, la riapertura delle Terme potrebbe essere quell’inizio». Le andrebbe creato un contesto favorevole. Un tempo c’era.

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