Il Tirreno

Cave Padulello Biagi l’azienda chiede maxi risarcimento

Autorizzazione a estrarre il marmo limitata arbitrariamente Adesso la Sermattei Srl vuole 637mila euro dal Comune

3 MINUTI DI LETTURA





MASSA. Doveva essere chiusa perchè troppo “impattante” sul paesaggio e sull’ambiente del Parco delle Apuane. Invece, rischia di diventare un costo aggiuntivo per la collettività masse sotto forma di un maxi risarcimento. Potrebbe costare caro alle casse municipali l’autorizzazione “a tempo” concessa per la estrazione di marmo nelle cave “Padulello-Biagi” di Piastramarina, sul versante massese delle Apuane. Potrebbe costare 637.777 euro di risarcimento per i danni subirti dalla società che “coltivava” la cava per lo stop illegittimo alla sia attività.

Sergio Sermattei, titolare della Sermattei Srl di Pietrasanta ha presentato un ricorso davanti al Tar per ottenere, appunto, la condanna del Comune di Massa a risarcire il danno, quantificato in oltre 637mila euro, che avrebbe patito a causa dei provvedimenti con cui l’amministrazione civica aveva limitato temporalmente l’autorizzazione alla coltivazione. La ditta Sermattei, assistita dall’avvocato Giuseppe Toscano, fonda il suo ricorso su una precedente sentenza del Tribinale amministrativo regionale. Era, sintetizziamo, successo questo: Sermattei aveva presentato nel 2012 una richiesta di autorizzazione a estrarre marmo dalle cave M81 e M82 della Padulello-Biagi, che si trova in una zona soggetta ai vincoli del parco delle Apuane. Il Comune, dopo un’istruttoria, aveva rilasciato l’autorizzazione, ma soltanto fino al 31 dicembre 2014, cioè per un periodo inferiore a quanto richiesto dalla ditta in questione – che era di cinque anni – ma anche alla durata delle concessioni previste dal Parco delle Apuane (5 anni anche in questo caso). L’anno successivo ci fu una seconda procedura autorizzativa, ma anche in questo caso limitata alla data di fine 2014. Ritenendo immotivata e illegittima questa limitazione temporale, l’imprenditore pietrasantino aveva impugnato i due provvedimenti del Comune. E il Tar gli diede ragione: con una sentenza emessa nel giugno dello scorso anno, aveva accolto il ricorso e disposto “l’annullamento della limitazione temporale al 31 dicembre 2014 apposta ai provvedimenti 12 ottobre 2012 n. 3814 e 25 ottobre 2013 n. 3840 del Dirigente del Settore Tutela ambientale e politiche energetiche-Ambiente e Verde del Comune di Massa”.

Ed è sulla scorta di questo pronunciamento del Tar di Firenze che, adesso, la Sermattei Srl. torna alla carica e chiede il conto. Chiede cioè, rivolgendosi di nuovo al Tar, che gli venga riconosciuto il risarcimento per i danni subiti dall’impresa da quella arbitraria limitazione a operare nella cava imposta dal Comune di Massa.

L’amministrazione comunale, era insediata la giunta Pucci “all’epoca dei fatti”, voleva in realtà chiudere le cave Padulello Biagi che si trovano a 1.400 metri di altezza e all’interno del Parco delle Apuane, anche se in un perimetro in cui è consentita l’attività di cava. Ma quando si trovò di fronte la richiesta della Sermattei e quando ricevette i pareri di Arpat, Asl, Parco, Provincia che diedero tutti la stessa risposta: sì l’autorizzazione doveva essere concessa, dovette dare il via libera all’estrazione. Anche se con una serie di prescrizioni per limitare l’impatto sull’ambiente e nello stesso tempo chiese al Parco di riperimetrare quell’area, in modo che la Padulello Biagi venisse inserita in quella parte di zona protetta in cui è vietata l’attività di estrazione. In più, forse proprio per limitare i presunti danni che la cava avrebbe prodotto e in vista di una modifica al regolamento del Parco, inserì anche quella limitazione temporale all’autorizzazione. Una scelta che potrebbe costare caro.

Claudio Figaia

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa