Finanza
Marmo, nuovi ricorsi
Gli imprenditori del lapideo contestato il rialzo del contributo d’estrazione
CARRARA. Nonostante le dichiarazioni di pace tra l’amministrazione comunale e l’Associazione industriali, scatta una nuova raffica di ricorsi contro le tariffe del marmo 2016.
I ricorsi li hanno presentati le associazioni del settore per contestare il rialzo al 10% del contributo di estrazione. «Non è una nuova dichiarazione di guerra, tutt’altro il dialogo prosegue. Stiamo facendo solo un atto doveroso per contestare le differenze di trattamento spesso marcate tra zone della stessa regione»: l’avvocato Riccardo Diamanti spiega così i 5 ricorsi depositati dall’Associazione industriali e altre 23 aziende del lapideo contro la legge regionale 35. Questa volta gli imprenditori del marmo si sono rivolti al Tar per contestare il rialzo del contributo all’estrazione, il “vecchio” canone regionale.
Con la legge regionale 35, varata a marzo dello scorso anno, la somma delle aliquote di contributo regionale e canone di concessione è passata dal 13 al 15% con un maggior gettito, per le casse del municipio, stimato intorno ai 3 milioni di euro. A fine dicembre il consiglio comunale ha “ratificato” le aliquote: la norma regionale fissa al 10% del valore medio di mercato l’aliquota per il contributo regionale e stabilisce che questa, sommata al canone di concessione non può superare il 15%. L’assise aveva dunque optato per l’aliquota massima possibile per il canone di concessione, ovvero il 5%. «Il 10% vale solo per il marmo estratto nel territorio apuoversiliese, mentre nel resto della Toscana è all’incirca la metà» spiega l’avvocato Diamanti, sottolineano che non è questione di pregio dei materiali perché «anche nel senese si estraggono marmi di valore che pagano molto meno».
La palla passa dunque al Tribunale amministrativo toscano: la difesa del municipio è stata affidata all’avvocato Domenico Iaria con un incarico da 43.805 euro per i cinque ricorsi.
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