Finanza
Gaia, bocciata l’ipotesi referendum
Il difensore civico regionale: la materia non è di competenza comunale. A scegliere il gestore non è stato Palazzo civico
MASSA. A mandare tutti gli incartamenti al difensore civico regionale è Stefano Benedetti, consigliere comunale di Forza Italia. Sostenitore del fronte anti Gaia e padre lui stesso di un comitato conto il gestore idrico, propone di coinvolgere i cittadini e chiedere loro se in Gaia vogliono rimanere o se preferiscono che la rete idrica e la depurazione finiscano nelle mani del Comune. Proposta chiara: facciamo un referendum e domandiamo ai massesi cosa ne pensano di Gaia.
La risposta del difensore è attesa non solo da Benedetti ma anche dal comitato “Acqua alla gola” che dell’uscita da Gaia ha fatto una bandiera e un obbiettivo da perseguire.
Ma l’ipotesi referendum il difensore civico regionale la boccia e non perché un referendum comunale non si possa fare, piuttosto perché il servizio idrico - spiega - non è materia di competenza di Palazzo civico. Il referendum consuntivo (per sapere quale sia il parere dei cittadini) è consentito e previsto dal regolamento di via Porta Fabbrica e proprio a quel regolamento guarda, infatti, il fronte dei “No Gaia” quando pensa alla consultazione popolare.
Il difensore, però, entra nel merito e spiega che non può essere oggetto di consultazione comunale una materia che al Comune non compete. La gestione del servizio idrico, secondo il difensore, è nelle mani dell’ambito territoriale ottimale.
Nel 1994, infatti, la legge istituisce gli ambiti (in acronimo Ato), precise aree geografiche all’interno delle quali vengono riorganizzati e gestiti i servizi. Tra cui, appunto, quello idrico. Il Comune su quel servizio, avendo ceduto - definiamola così - una porzione di sovranità, non ha più competenze.
«L’esercizio delle competenze spettanti agli enti locali - scrive il difensore - è trasferito all’ente di Governo dell’ambito... L’ente di Governo dell’ambito delibera la forma di gestione e provvede, di conseguenza, all’affidamento del servizio... Non è il singolo Comune che decide la forma di gestione e provvede all’affidamento». Anche se - aggiungiamo noi - il Comune fa parte di Ato e, nel caso di Gaia, è socio, per una quota del 20%, della società di gestione del servizio idrico.
Decaduta l’ipotesi referendum, rimangono comunque le oltre 18.000 firme che il comitato “Acqua alla gola” è riuscito a raccogliere in pochi mesi a sostegno dell’uscita da Gaia e del ritorno ad una gestione diretta del sistema idrico e della depurazione. Ed è il peso di quelle firme, referendum a parte, che il comitato fa valere al tavolo dell’amministrazione per dare misura alla protesta e alla contestazione.
Chiara Sillicani
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