Il Tirreno

Ex Jeppesen, sono a rischio 27 posti lavoro

di Manuela D'Angelo
Ex Jeppesen, sono a rischio 27 posti lavoro

La nuova proprietà ha dimezzato il personale Proteste di fronte al centro Olidor

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MASSA. Non c'è pace per la provincia di Massa Carrara, si apre l'ennesima vertenza sul territorio apuano e questa volta a farne le spese saranno 27 lavoratori della ex Jeppesen srl, colosso internazionale della cartografia nautica elettronica, che vanta una piccola sede a Massa, nel centro Olidor, in cui sono impiegati 62 lavoratori. La Jeppesen, con sede centrale in Colorado e filiali in tutto il mondo, fa parte della compagnia Boeing, altro colosso del settore aerospaziale, a prima vista quindi impossibile da scalfire.

Eppure, il primo giugno scorso, la Jeppesen ha deciso di vendere le sue quote massesi alla Alto, un fondo di investimento norvegese molto solido, che però ha comprato senza dare nessuna garanzia occupazionale per i lavoratori locali. Né, probabilmente, la Jeppesen srl ha trattato e lottato perché questo avvenisse, un po' come fu per la Eaton, multinazionale americana con la testa a Seattle e poco cuore in terra apuana.

Fatti i conti della serva, in meno di un mese, la Alto ha individuato 27 esuberi, tutti nel settore della produzione, il cuore dell'azienda in pratica e nessuno, guarda caso, tra la dirigenza. Si tratta del 43 per cento dell'intera manodopera, numeri spaventosi per il già fragilissimo sistema occupazionale della nostra provincia. Il 29 di giugno, via fax, è arrivata la comunicazione dell'avvio della procedura di mobilità, senza che le sigle sindacali rappresentate in azienda, la Filcams Cgil e la Uiltucs-Uil ne fossero informate e ieri mattina i lavoratori e le Rsu hanno protestato pacificamente fuori dalla Olidor, dopo due ore di sciopero. A rischio ci sono dipendenti con oltre 30 anni di lavoro (la Jeppesen era negli anni Novanta la C-Map, azienda storica carrarese leader nel settore della cartografia nautica elettronica, acquisita dalla Boeing nel 2006), ma anche giovani donne e operai esperti, insomma una emorragia di competenze e professionalità quasi senza precedenti. «Non è un problema di crisi del comparto nautico - spiega Luca Andrenucci della Uiltucs - infatti i nostri competitor negli anni hanno acquisito le nostre quote di mercato e stanno lavorando parecchio; il problema dunque sono gli obiettivi:loro oggi vogliono risparmiare e hanno tagliato la voce più costosa, quella del personale».

Secondo i sindacati l'idea è quella di chiudere definitivamente la filiale massese, visto che è dal 2014 che sono iniziati i licenziamenti che hanno portato a nove dipendenti e un dirigente in mobilità. Il mercato, secondo i sindacati, si dovrà spostare in Polonia, dove la manodopera costa meno e quindi la preoccupazione non è soltanto per i 27 attuali esuberi, ma anche per i 35 che rimarranno in attesa di scoprire il loro destino.

«Non è una ristrutturazione- commentano i lavoratori - è un preludio alla chiusura». Ieri mattina l'appello di Antonella Ghilardi e Luca Venturini della Filcams Cgil e di Angelo Lieti e Luca Andreucci della Uiltucs-Uil è stato rivolto anche alla politica: Regione Toscana e sindaci di Massa e Carrara, perché attivino un tavolo di confronto con l'azienda.

I prossimi appuntamenti saranno un incontro con il fondo norvegese, come vuole la legge, già richiesto dai sindacati per la 223 sui licenziamenti collettivi e un incontro a Massa con il sindaco Alessandro Volpi, previsto per giovedì mattina in comune.

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