Il Tirreno

Alla mensa della Caritas adesso ci vuole l’Isee

Alla mensa della Caritas adesso ci vuole l’Isee

La normativa nazionale prevede la presentazione dell’indicatore del reddito Il presidente Tamburi: qualcuno l’ha già portato, gli ospiti si stanno attrezzando

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CARRARA. Nella lotta contro la povertà ingaggiata dal governo nazionale, spunta la norma che impone la presentazione dell’Isee anche agli ospiti delle associazioni di beneficenza, pensa l’esclusione dai servizi: e così anche alla Caritas di via Bassagrande a Marina per sedersi a tavola è necessario essere muniti dell’indicatore della situazione economica equivalente. «Nessun problema ma più garanzie per chi ha veramente bisogno e un po’ di lavoro burocratico extra per noi delle associazioni»: Norberto Tamburi, presidente del Centro Caritas commenta così la nuova norma che impone ai soggetti che operano nel campo del volontariato e dell’assistenza degli indigenti l’obbligo di chiedere ai loro ospiti l’attestato Isee, pena l’esclusione dai servizi. Il provvedimento è stato inserito dal governo centrale nel disegno di legge delega sulle norme per il contrasto alla povertà approvato a inizio anno dal Consiglio dei ministri. Una vera e propria rivoluzione che punta, in primis, a contrastare il fenomeno della povertà ma che comporta anche un giro di vite contro i “furbetti” della beneficenza. Sì perché imponendo alle associazioni del settore di erogare i servizi solo dietro presentazione dell’indicatore della situazione economica equivalente (Isee) si prova anche a scoraggiare coloro che usufruiscono di un’assistenza a cui non avrebbero diritto. «Chi ha bisogno veramente, si muove velocemente per dotarsi dell’Isee perché se non hai i soldi per mangiare non è certo qualche modulo a farti rinunciare. Se c’è invece qualche birbante che ha fatto il furbo o si è infiltrato, allora è la volta buona che non viene più» spiega Tamburi, raccontando che anche la Caritas che somministra una media di 20 mila pasti all’anno, si sta adeguando alla nuova norma, chiedendo ai suoi ospiti di dotarsi di Isee. «Qualcuno l’ha già portato, altri si stanno attrezzando. Vedremo come andranno le cose dopo la fine del ramadan (celebrata ieri, ndc) che segnerà l’ormai consueto aumento degli accessi» aggiunge l’esponente della Caritas. È possibile dunque che nei prossimi giorni gli uffici dell’associazione siano sottoposti a una mole extra di lavoro, proprio per raccogliere gli Isee di chi ancora non l’ha presentato. L’associazione dunque si sta adeguando alla nuova norma, senza rinunciare però a quel po’ di tolleranza “dovuta” quando si opera a contatto con le persone in difficoltà: «Spesso arrivano ospiti di passaggio: il primo pasto non lo neghiamo certo a nessuno».

Cinzia Chiappini

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