La manifestazione
Abusi edilizi, assolto gestore Turimar
La difesa: le opere erano state realizzate prima della sub-concessione
MASSA. Un bar di circa 31 metri quadri, una veranda coperta di 41 metri quadrati, un locale adibito ad infermeria e una doccia aperta di poco più di 7 metri quadri. Tutte strutture “aggiunte” che in quello stabilimento non dovevano esserci. Invece c’erano, c’erano senza alcuna autorizzazione. A scoprire le strutture realizzate senza autorizzazione e violando i vincoli paesaggistici cui è sottoposta l’area costiera, è stata la Capitaneria di Porto durante uno dei controlli finalizzati alla tutela paesaggistica. A finire in tribunale è stato il gestore di uno stabilimento balneare che al momento del controllo, da quattro mesi aveva preso in sub-concessione dal Comune di Massa la concessione demaniale dello stabilimento Turimar sul viale Lungomare di Ponente. «Tutti i bagni vengono controllati dalla capitaneria - ha detto in aula il tenente della capitaneria di Porto di marina di Carrara che era presente il giorno del controllo che risale al 2004 - sia per controllare il rispetto dei beni paesaggistici sia per la sicurezza balneare». A suo avviso le opere realizzate senza autorizzazione, tuttavia, erano state costruite prima di quando l’imputato aveva rilevato la gestione. «Le opere non erano certo nuove, la salsedine le aveva già compromesse». Improbabile dunque che il nuovo gestore avesse costruito un bar, una veranda, un’infermieria e una doccia nei quattro mesi precedenti. Su questo punto ha basato la sua difesa l’avvocato Riccardo Balatri che ha anche fatto notare all’aula che in alcune scritture private intercorse nel passaggio di concessione c’era già il riferimento al bar la cui costruzione poi è stata contestato all’imputato. La tesi della difesa è stata spalleggiata anche dal pubblico ministero. E’ stato quest’ultimo a chiedere che a termine dell’udienza si tenesse subito la discussione in modo da non mandare oltre un processo che, per entrambe le parti, aveva sul banco degli imputati “il gestore sbagliato”. Il pm ha chiesto la piena assoluzione e il giudice Elisabetta Congiusta l’ha accolta. Il pm però aveva anche chiesto la trasmissione degli atti alla Procura per avviare un procedimento verso i precedenti gestori dello stabilimento balneare. Su questo punto Congiusta non si è espressa.
La costruzione selvaggia di opere senza autorizzazione negli stabilimenti balneari è un problema ancora attuale, il tanto atteso regolamento urbanistico potrà forse definire una volta per tutte dei criteri unici e stringenti.
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