Il Tirreno

«Non toccate le lapidi dei nostri eroi»

di Fabrizio Palagi
«Non toccate le lapidi dei nostri eroi»

Raccolta di firme e protesta a Panicale Il sindaco assicura: non saranno rimosse

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LICCIANA NARDI. Da una parte i cittadini infuriati, dall'altra il sindaco che li rassicura. Nel mezzo, motivo del contendere, due antiche lapidi in marmo che elencano e ricordano i Caduti della Prima e della Seconda guerra mondiale: un tributo di sangue che la amena frazione di Panicale, alla pari di centinaia di altri luoghi rurali delle due epoche d'Italia in questione, dovette pagare col sangue dei suoi giovani figli.

Panicale, neppure 60 (combattive) anime che, nelle roventi estati lunigianesi, vengono però quasi triplicate, anche grazie al massiccio contributi di stranieri che scelgono questi luoghi per trascorrervi le ferie in case di proprietà o abitualmente prese in affitto.

Ebbene, in questo angolo incantato di una Lunigiana che potrebbe benissimo fare da sfondo a "Meriggiare pallido e assorto", poesia del premio Nobel della letteratura, Eugenio Montale, si sta formando una barricata su un cui lato "combattono" residenti e simpatizzanti, mentre sull'altro è piazzata l'amministrazione comunale retta da Enzo Manenti (Pd), sindaco di lungo corso, al suo terzo mandato come primo cittadino e anni di attività come assessore.

Tra i due schieramenti, dunque, le suddette lapidi marmoree, la più antica delle quali molto più grande dell'altra (circa due metri quadrati), apposte sul muro in pietra all'entrata del borgo storico che in pratica faceva parte delle fortificazioni a difesa del ponte levatoio.

«Durante dei lavori di restauro da parte della proprietà dell'immobile - sostiene Antonella Sala - abbiamo appreso che le due lapidi sarebbero state rimosse perché arrecavano umidità all'interno della costruzione. Ci siamo subito opposti perché riteniamo che le grosse targhe facciano ormai parte della storia di Panicale. Dopo aver chiesto lumi in Comune e non avendo ricevuto risposte per noi esaustive - aggiunge - è partita una raccolta di firme per impedire la rimozione delle lapidi. In più abbiamo chiesto un incontro con la Soprintendenza di Lucca per meglio documentarci, oltre a scrivere una petizione popolare indirizzata al sindaco».

Finora, dicono i panicalesi, è stata raccolta una ottantina di firme dato che anche residenti delle frazioni limitrofe stanno appoggiando l'iniziativa.

E nella petizione in questione tra l'altro si legge: «Riconosciamo la legittimità della proprietà ai possessori dell'immobile, ma esprimiamo rammarico. Chi, circa 40 anni fa ha acquistato la costruzione, ha accettato anche le due lapidi che ricordano Caduti che meritano sensibilità, peraltro come i firmatari di questa petizione».

E tra i firmatari, oltre ad Antonella Sala, vi sono i panicalesi doc Valter Fabbri, Gabriella Santini, Lia Fabbri, Pier Antonio Giannotti, Enrico Fabbri, Albino Minerba, Irene Bussini, Pier Domenico Gabrielli (ex dipendente comunale, tiene a sottolineare lui stesso), Rosanna Firpi, Renzo Fabbri e Marcello Fabbri.

Di tutt'altro parere, il sindaco Enzo Manenti che, interpellato sulla situazione, praticamente cade dalle nuvole: «Ma che stanno dicendo? A chi è venuto da me per chiedere lumi, ho detto chiaramente che le due lapidi sono, sì, coinvolte da lavori di manutenzione della facciata in pietra, ma che non saranno rimosse. Mi è stato risposto con un "Non ci crediamo", ma ritenevo che la cosa fosse finita lì. Comunque ribadisco che, dopo aver ricevuto una relazione dai tecnici comunali, appositamente inviati sul posto, le due lapidi non saranno rimosse da parte del Comune che ha anche individuato una postazione alternativa nel caso i cittadini decidessero di spostarle per qualche altro motivo. Mi è stato inoltre comunicato dai tecnici che una eventuale rimozione causerebbe danni irreparabili alle due lastre di marmo che perciò resteranno al loro posto».

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