Il dolore
Alcoltest positivo. Lui: "Non è possibile, io non posso bere"
MASSA. Accusato di guida in stato di ebbrezza sostiene di non aver mai bevuto: "Ho metà fegato, forse le medicine che prendo hanno alterato i risultati"
MASSA. Sembrava un classico incidente per guida sotto effetto dell'alcool ma il guidatore cui è stata contestata la guida in stato d'ebbrezza ha sempre sostenuto di non aver bevuto quella sera, la sera dell'incidente. Non ha bevuto perché agli alcolici ci ha rinunciato da anni, da quando gli hanno esportato una porzione del fegato.
Nell'aula del giudice Fabrizio Garofalo è stata ricostruita tutta la storia, una storia che mette in dubbio le apparenze.
In una sera di circa un anno fa, un quarantenne residente nella provincia, si mette alla guida dopo aver preso parte ad una cena tra colleghi di lavoro. Mentre rincasa sbanda, si schianta con l'auto, auto che esce distrutta dall'impatto ma lui è illeso. Esce dal veicolo da solo e da solo chiama i soccorsi. In ospedale acconsente a sottoporsi agli esami per misurare il livello di alcolemia nel sangue. Dalle analisi risulta che era ubriaco.
L'accusa è di guida in stato di ebbrezza. Ma il qurantenne ha sempre contestato quei risultati e insieme al suo avvocato hanno intrapreso una battaglia legale per far valere la sua versione nelle aule della giustizia:
«Io non posso bere». Il quarantenne non può bere perché gli è rimasto solo mezzo fegato. L'alcool, i superalcolici, quindi per il quarantenne sono banditi. Dal giorno dell’operazione è sottoposto ad una terapia farmacologica che non va d’accordo con gli alcolici ma proprio quelle medicine potrebbero aver alterato i suoi livelli di alcolemia nel sangue.
Le sue condizioni fisiche e i farmaci potrebbero, in qualche modo, aver influenzato le analisi che gli furono fatte dopo l’incidente volte, proprio, a valutare lo stato di ebbrezza. Nell'aula di Garofalo hanno sfilato vari testimoni presenti quella sera alla cena di lavoro, tutti sostenendo che l'imputato avesse al massimo bevuto due dita di birra. Null'altro. E se così fosse sarebbe davvero troppo poco per un alcoltest positivo. Alcoltest che se l’ipotesi che si è andata configurando nel corso del processo risultasse veritiera, sarebbe inattendibile.
Un’ipotesi che il giudice Fabrizio Garofalo non si è sentito di scartare a priori e ha chiesto la consulenza di un perito. Starà lui a valutare se effettivamente lo stato fisico dell'uomo e la terapia farmacologica che deve seguire dal giorno dell'intervento abbiano potuto innalzare i livelli di alcolemia nel sangue tali da farlo risultare ubriaco alla guida quando in realtà non lo era.
Il legale del quarantenne ci ha tenuto anche a sottolineare al sostituto procuratore Susan Pietrini, che quella sera, dopo l'incidente, l’uomo uscì da solo dall'abitacolo incidentato. Non gli servì aiuto e la chiamata ai soccorsi partì proprio da lui: chiamò prima un amico e poi il 118 per il trasporto in ospedale.
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