Il Tirreno

Le città del Grand Tour a Palazzo Cucchiari

Le città del Grand Tour a Palazzo Cucchiari

Nella sede della Fondazione Conti una quarantina di opere, dipinti e acquerelli del museo Ermitage

2 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. Apre al pubblico sabato 9 luglio, presso Palazzo Cucchiari, sede della Fondazione Giorgio Conti a Carrara, la mostra Città del Grand Tour dall'Ermitage e paesaggi Apuani da collezioni Italiane, a cura di Sergej Androsov e Massimo Bertozzi.

Per l'occasione saranno esposte una quarantina di opere, dipinti, disegni e acquerelli provenienti dal Museo dell' Ermitage di San Pietroburgo e da collezioni pubbliche e private italiane.

Con questo evento la Fondazione Giorgio Conti conferma la collaborazione con l'istituzione museale di San Pietroburgo iniziata lo scorso anno.

Il Grand Tour era dunque molto di più di un semplice viaggio turistico: era un periodo di straordinaria formazione a contatto con una storia e una cultura eccezionali.

Per questa mostra a palazzo Cucchiari sono state selezionate alcune delle vedute tradizionali del Viaggio in Italia, riunite insieme come una galleria di "ritratti" di luoghi, dell'immaginazione e della memoria, attenti dunque non solo alla fisionomia del paesaggio italiano, ma anche al carattere degli uomini che quel paesaggio hanno costruito, e in grado così di alimentare quelle suggestioni psicologiche che l'immagine dell'Italia conferisce al carattere degli italiani, soprattutto fuori d'Italia, almeno nel pensiero di coloro che avevano potuto vederla una sola volta, ma intendevano ricordarla per sempre.

Così ai dipinti di alcuni dei "pionieri" del Grand Tour, come i fiamminghi Jan Miel e Hendrik Frans van Lint, l'olandese Johannes Lingelbach, il tedesco Philipp Hackert, il francese Hubert Robert, veri e propri punti di riferimento, nelle varie epoche, delle comitive straniere in visita a Roma o a Napoli, si accostano quelli di una nutrita schiera di vedutisti italiani, da Giovanni Paolo Panini a Ippolito Caffi, da Giulio Carlini ad Angelo Inganni, fino alla svolta naturalista di Giovanni Fontanesi.

Attraverso questi dipinti la mostra riassume per intero quell'immagine dell'Italia, accattivante e sorprendente, che i pittori riproducevano perché più a lungo potesse durare in effigie e non solo nel ricordo, almeno di quei forestieri che potevano permettersi di caricare sulle spese di viaggio, anche questo tipo di prezioso souvenir.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa