Sicurezza
Una maxi catena umana contro i camion in città
Domani scatta la mobilitazione anche per dire “no” alla nuova strada per il Sagro Un flash mob presso i prati di Campocecina dopo il concerto Musica sulle Apuane
CARRARA. Un flash mob per protestare contro l'apertura della strada di Murlungo per le cave del Sagro-Borla e dire no al ritorno dei camion nel centro di Carrara: lo organizza per domani, presso i prati di Campocecina, il gruppo “Ferma la distruzione delle Alpi Apuane”. L’appuntamento è dalle 15, dopo il concerto di Musica sulle Apuane. «Chi vorrà potrà prendere parte a una grande catena umana in difesa del Sagro, contro la camioniabile di Murlungo in costruzione e contro il transito dei tir attraverso i paesi di Carrara» spiegano gli organizzatori. Il caso è legato agli effetti del protocollo d’intesa con cui lo scorso 16 giugno Provincia, Ente Parco e i Comuni di Fivizzano e di Carrara hanno deciso di autorizzare il transito attraverso Carrara dei camion dei detriti provenienti dalle due cave del Sagro. Un nulla osta provvisorio - hanno garantito le istituzioni - della durata di circa sei mesi giusto il tempo di realizzare una strada interna ai bacini marmiferi che colleghi la zona del Murlungo a Torano e da lì alla strada dei marmi.
Rassicurazioni contestate dai "difensori" delle Alpi Apuani, sulla base di convinzioni ben precise: «La nuova via d’arroccamento realizzerà la saldatura del bacino marmifero industriale di Carrara con quello situato all’interno del Parco, favorendo un nuovo assalto a quest'area protetta». Un nuovo assalto all’oro bianco, ma non solo: «In attesa della sua realizzazione (che resta del tutto indeterminata), il sindaco di Carrara, senza passare dal consiglio comunale, ha emesso un'ordinanza che consente il passaggio nell’area urbana di non meno di 40 di camion al giorno» proseguono da “Ferma la distruzione delle Alpi Apuane” sottolineando che «nessuna contromisura igienico-sanitaria (in ordine al lavaggio dei camion, come da protocollo Asl, e all'emissione di polveri sottili) è stata presa, per non parlare dei rischi per la sicurezza del traffico e per la tenuta del manto stradale su versanti già di per sé franosi». Secondo il gruppo poi, il via libera ai bisonti del marmo, implica il «sacrificio definitivo della strada di Campocecina – da sempre tenuta in condizioni disastrose –, e delle attività ricettive ed escursionistiche che vi fioriscono».
Ma il gioco non vale la candela, dicono i difensori delle Apuane: e questo perché «le cave in questione hanno già violato per anni l’obbligo di estrarre almeno il 25 % di blocchi (si attestano al 10 % di blocchi, 90 % di detriti) e quello di portare a valle i detriti (che invece hanno abbandonato in loco), ma soprattutto hanno lavorato senza il minimo rispetto ambientale, creando depositi di oli esausti e vaste distese di marmettola esposte al dilavamento meteorico, con grave inquinamento dell’acquifero».
Per “Ferma la distruzione delle Alpi Apuane”, le due cave del Sagro e i transiti a esse collegati, «rappresentano il modo peggiore di interpretare l'attività estrattiva nel nostro territorio: non solo i danni alla collettività superano di gran lunga il ritorno economico, che avvantaggia i soliti noti, ma sono il prodotto di un'attività illegittima che, al pari della mafia, non dovrebbe avere diritto di cittadinanza neanche se la ricaduta occupazionale fosse tre volte quella dichiarata».
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