Sicurezza
«Solo fandonie»: Sos Carrara smonta le ragioni della Cgil
CARRARA. Il comitato Sos Carrara replica alla Cgil sul ritorno dei camion in città e smonta, per così dire, le tesi della Camera del Lavoro etichettandole come «le solite fandonie pietistiche». Nel...
CARRARA. Il comitato Sos Carrara replica alla Cgil sul ritorno dei camion in città e smonta, per così dire, le tesi della Camera del Lavoro etichettandole come «le solite fandonie pietistiche». Nel mirino del comitato, il principale autore della battaglia legale contro le polveri sottili sfociata anche nello stop ai camion in centro città, finisce ovviamente anche l’amministrazione comunale. E così, Sos si rivolge sia a Palazzo Civico sia alla Cgile per snocciolare le “sue verità” su questa vicenda. «I lavoratori delle cave del Sagro e le rispettive famiglie non sono 40 ma molte molte di meno» inizia il Comitato, che poi ricorda che anche «i commercianti della disastrata Carrara sono in via di estinzione, anche se a loro non pensa nessuno»: ripercorrendo poi la storia del sito, Sos afferma che «le cave del Sagro sono di Fivizzano e le abbiamo sopportate gratuitamente per tantissimo tempo a discapito del dissesto delle nostre strade. Quelle del Morlungo erano state chiuse già ai tempi del sindaco Segnanini perché cave poco buone che a coltivarle ci sarebbe stato un non rispetto per l’ambiente e un dissesto idrogeologico». Quanto poi ai “numeri” del protocollo, secondo il Comitato, «il periodo di transito non sarà solo di sei mesi perchè nessuno ha la bacchetta magica, e bisogna fare prima il progetto e fare la strada se Fivizzano avrà i soldi» mentre anche sui camion che passeranno i numeri sono piuttosto “ballerini”. Non manca la “strigliata” al presidente del Parco delle Apuane che non dovrebbe «permettere tutto quello che sta succedendo al Sagro». Gli Sos ricordano poi le sentenze del Tribunale che vietano il transito dei camion in città e ne obbligano il lavaggio e per concludere, invitano il Sindaco a «dare le dimissioni e andare a vivere con la sua famiglia «in posti più sani e ameni dove si possa fare una vita tranquilla senza essere disturbati come siamo stati noi per oltre vent’anni dalle 6 del mattino fino a tarda sera? Noi – polemizzano dal comitato - gli concediamo di trasferirsi anche ora, di non aspettare il fine mandato così vivrà in posti bellissimi, con bellissimi viali profumati di incenso e non impolverati di marmettola come i nostri»
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