Il Tirreno

L’attività al centro di alcologia di Carrara

«Ho vinto il mio mostro non bevo da otto mesi»

«Ho vinto il mio mostro non bevo da otto mesi»

CARRARA. «Quante volte! Quando volte ho provato a smettere di bere! Tante, troppe! Nonostante tutto il dolore che sentivo il giorno dopo, nonostante il fatto che al mattino non ricordavo cosa avessi...

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CARRARA. «Quante volte! Quando volte ho provato a smettere di bere! Tante, troppe! Nonostante tutto il dolore che sentivo il giorno dopo, nonostante il fatto che al mattino non ricordavo cosa avessi fatto la sera precedente, nonostante le giornate di lavoro che perdevo inventandomi delle scuse, distrutto fisicamente ma soprattutto moralmente ho sempre continuato a bere. All’inizio pur partecipando al gruppo continuavo a bere illudendomi di poter “bere poco”. Una sera arrivai a casa in condizioni pessime e decisi che dovevo smettere davvero e ora sono circa otto mesi di astinenza. Lo devo a mia moglie ma soprattutto al gruppo che mi è rimasto sempre vicino e all’aiuto delle operatrici volontarie che dedicano il loro tempo a questa causa». La lettera è firmata Diego, Diego è uno degli ex alcolisti che hanno chiesto e trovato aiuto nei volontari dell’associazione In/dipendenza.

Sono circa cento le persone con problemi legati all’alcolismo che hanno trovato un sostegno nell’associazione. Un’associazione di volontari, nella maggior parte dei casi, ex alcolisti che una volta alla settimana si aiutano l’un l’altro, al centro di alcologia di Carrara.

I primi interventi dei “gruppi territoriali” risalgono al 1985, sono generalmente condotti da due operatori del’Ogap che sono psicologi, medici, infermieri e socio-educatori. «Vengono persone da tutta la provincia, qualcuno anche da La Spezia». A fare il punto è Andreina Ghio, presidente dell’associazione In/dipendenza ed ex alcolista.

«Non so bene perché ho iniziato a bere, forse per noia, un po’ per caso, poi mi sono avvicinata al centro di alcologia e ora ne sono la presidente. Sono 12 anni che non bevo». Uomini e donne, indistintamente cadono nel tunnel della droga. «Forse sono più le donne, ormai l’alcolismo domestico è un problema serio- spiega Andreina – forse per loro, per le donne, è più difficile il primo passo verso il centro, se ne vergognano di più». Casalinghe e lavoratrici è indifferente. E se le donne tendono a soffrire di alcolismo da vino, i ragazzi sono più attratti dalla birra e dai superalcolici. Le età, dai 18 ai 70 anni. Per i più giovani, fondamentale l’affiancamento dei genitori nel percorso verso la disintossicazione. Spesso sono propri i genitori a spingere i figli a riconoscere il problema. «Per uscirne servono cinque anni- ha continuato Andreina – ma c’è ancora chi frequenta da trent’anni».

«Qualcuno lo sa che ho avuto un inizio molto tribolato ma poi ci sono riuscito, molte persone hanno creduto in me e mi hanno fatto riacquistare stima in me stesso”- scrive Giovanni, anche lui si è rivolto ai gruppi territoriali per vincere il suo mostro e ce l’ha fatta.(g.r)

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