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E Manca “a capo” dei chirurghi

E Manca “a capo” dei chirurghi

Primario di Ortopedia al Versilia, nella mega Asl guiderà i colleghi di 11 ospedali

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VIAREGGIO. «Come mi sento? Come se avessi di fronte dei progetti straordinari su cui costruire una casa nuova». La voce che arriva dalla Sardegna - terra natìa in cui riposerà per qualche giorno - risponde dopo pochi squilli del cellulare: segno che Mario Manca, 59 anni, direttore del reparto di ortopedia del “Versilia”, non sta lavorando. Tutti sanno che altrimenti è quasi introvabile, per i suoi ritmi da Stakanov in sala operatoria. Ed è questa forza che dovrà sostenerlo nel nuovo incarico, ufficiale da oggi.

Manca, una specie di mago delle protesi e delle fratture al femore, è diventato il superprimario che dovrà gestire le chirurgie dell’Asl Toscana nordovest. Parliamo di undici ospedali e una valanga di colleghi, alcuni dei quali professionisti navigati. Che magari avrebbero desiderato essere al suo posto. «Io non mi spavento, anche se so che il compito sarà durissimo - afferma Manca - fino ad oggi le scelte venivano fatte in autonomia in ogni ospedale. Ora dovremo coordinarle e renderle omogenee. Già questo rende l’idea di cosa ci aspetta».

Nel piano della Regione, nell’Asl dovrà esserci un centro di riferimento per ogni tipo di intervento chirurgico. La scelta verrà fatta in base alla casistica. Cioè al numero di operazioni eseguite in questo o quell’altro ospedale, che qualifica l’esperienza e l’abilità raggiunte dal team di medici che lavorano lì. «Già adesso - dice Manca - per alcune operazioni ci si appoggia ad altre strutture. Cito ad esempio un caso che mi riguarda come ortopedico: la chirurgia vertebrale. Per qualche tempo ce ne siamo occupati, poi abbiamo capito che gli interventi erano così pochi che il servizio rischiava di non essere di qualità adeguata. Perciò ci siamo appoggiati alla neurochirurgia di Livorno». La chirurgia vertebrale - che può essere praticata sia da un ortopedico che da un neurochirurgo - è stata perciò “appaltata” ai colleghi labronici. E cose del genere avverranno anche in futuro, con un ulteriore salto di qualità. Per alcuni tipi di interventi - anticipa Manca - «ci saranno dei chirurghi che si muoveranno tra gli ospedali dell’Asl. In questo modo si garantirà la stessa esperienza e professionalità a tutti i pazienti della zona tirrenica, evitando loro di spostarsi per andare nella struttura migliore».

A proposito della neurochirurgia livornese, è una delle prime questioni che Manca dovrà affrontare. È notizia di pochi giorni fa, infatti, che il reparto ha dovuto sospendere alcune consulenze fornite al “Versilia”, perché in carenza di personale. «La sospensione - spiega il dottor Manca - sarà soltanto per il mese di luglio, e riguarderà le visite ambulatoriali ai pazienti che sono tornati a casa dopo l’intervento. Questi pazienti dovranno andare a Livorno per la visita: chi non può spostarsi autonomamente sarà trasportato in ambulanza. Tutte le altre attività neurochirurgiche, e cioè la consulenza telematica in tempo reale per casi d’urgenza e quella per i pazienti ricoverati in ospedale, saranno svolte regolarmente». Però se la neurochirurgia labronica è in difficoltà perché mancano i medici qualcosa andrà rivisto. «Sono bravi e perciò molto richiesti. Le carenze di personale? Non ho difficoltà a immaginare che l’Asl sia ben felice di avere un centro di eccellenza, da potenziare in caso di necessità». Tenere le fila della chirurgie di mezza Toscana non sarà facile, anche perché ci sono situazioni su cui intervenire. A volte c’è spreco di risorse, a volte servono più medici. Il dottor Manca, a questo proposito, afferma di non avere in mano il destino delle due cardiochirurgie di Massa e Pisa - il loro futuro lo deciderà la Regione - e smentisce un accorpamento delle neurochirurgie pisana e livornese. «Sono realtà diverse con esperienze di alto valore, non credo possa accadere una cosa del genere. In ogni caso da questa nuova organizzazione nessuno potrà perderci. Ma solo guadagnarci».

Matteo Tuccini

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