Il dolore
Le fatiche del Comune per ottenere il vessillo
Poche zone in Italia hanno il riconoscimento su 8 km di litorale
MASSA. No, non è una buffonata. La Bandiera Blu «non è una cosa scontata»; ottenerla, «credeteci, è stato complesso e non facile. Pochi Comuni con caratteristiche come il nostro hanno questo riconoscimento. Otto chilometri di costa, con problemi diversi, un depuratore che scarica in mare, una zona industriale alle spalle, 150 stabilimenti balneari... Non è stato come ottenere la Bandiera a Lerici o su una spiaggetta della Liguria». Nel giorno della festa, dell’alza bandiera che dovrebbe dare immagine e spinta al sistema turistico massese, il sindaco Alessandro Volpi difende a spada tratta la decisione dell’amministrazione di sottoporsi all’esame della Fee per ottenere la Bandiera Blu che non è, ripete, «un semplice distintivo da mostrare». Per l’amministrazione Volpi, in effetti, avere il riconoscimento della Fee, che le spiagge della Versilia e quella di Carrara avevano già da alcuni anni, è stata una sfida. Un modo per migliorare servizi e vivibilità del territorio. «Un’operazione – sintetizza il vicesindaco Uilian Berti – che va ben oltre il riconoscimento in sè».
Il fatto è che la Fee, Foundation for Environmental Education (un’organizzazione internazionale non governativa nata in Danimarca che ha come obiettivo la diffusione di buone pratiche ambientali), assegna la Bandiera Blu in base a punteggi “di qualità” non solo del mare, ma anche dei servizi e delle infrastrutture dell’entroterra. Detto in altre parole: chiede non solo acque pulite ma anche che ci siano servizi alberghieri adeguati, piste ciclabili, sistemi di depurazione efficienti, una raccolta differenziata decente.
Partiamo dalla qualità delle acque. La Fee “chiede” che il mare sia eccellente. E i campionamenti effettuati da Arpat hanno rilevato per 5 anni consecutivi risultati eccellenti nelle acque su cui ora sventola la bandiera. Sotto questo aspetto, è stata partita dura ma vinta.
Altro requisito fondamentale: il territorio deve essere dotato di sistemi di depurazione e reti fognarie che coprano almeno l’80% della popolazione: anche in questo caso, risultato raggiunto.
Raccolta differenziata: la Fee stabiisce che nel territorio si raggiunga almeno il 25% di raccolta differenziata. Massa è al 30%, appena sufficiente. Nessun problema, invece, per la dotazione di contenitori per differenziare i rifiuti negli stabilimenti balneari
Spiaggia: gli “imperativi” della Fees sono tanti. Negli arenili ci devono essere servizi accessibili a portatori di handicap, i quali devono avere a disposizione anche percorsi per arrivare alle docce e al mare; gli stabilimenti devono essere dotati di sorveglianza, defibrillatore, essere puliti e ben tenuti. E a questo ci hanno pensato i gestori dei bagni. La Fondazione prevederebbe anche che le alghe e i sedimenti naturali portati dal mare vengano lasciati sulla battigia. A questa prescrizione non hanno obbedito: le alghe fanno fuggire i bagnanti.
Fanno punteggio, inoltre, la qualità degli alberghi e dei camping e delle strutture turistiche in genere presenti sulla costa. E qui Marina di Massa si difende abbastanza bene.
I sistemi di risparmio energetico e di mobilità sostenibile, poi, come l’illuminazione pubblica a Led o la dotazione di piste ciclabili: dotazioni di cui la nostra zona non è particolarmente ricca.
Infine, la Fee chiede la messa a punto di iniziative di educazione ambientale.
«La Bandiera Blu è stata un importante stimolo per migliorare tutta la città Un pungolo per fare meglio. Ed è solo l’inizio, perché ogni per anno, per mantenere l’ecolabel della Fee dovremo migliorarci ancora: se oggi la differenziata è al 30%, ad esempio, nel 2017 dovrà aumentare per rispettare i parametri sempre più stringenti posti dalla Fee. E noi dovremo attrezzarci. Per far partire il progetto della ciclopista tirrenica così come per attuare il Piano per l’energia sostenibile appena approvato», dice il vicesindaco Uilian Berti. È stata, aggiunge, «un investimento per fare crescere l’immagine del territorio e il turismo, perché a queste cose i turisti tedeschi od olandesi ci stanno molto attenti, ma anche un investimento per tutta la collettività.
Claudio Figaia
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