Il dolore
«Violentata e segregata» L’ex compagno a processo per violenza sessuale
Il drammatico racconto: “Costretta anche ad abortire” Tra i testimoni, la responsabile del centro antiviolenza
MASSA. «Mia sorella mi raccontava che lui la costringeva ad avere rapporti sessuali contro la sua volontà anche di fronte alla bambina».
«Sua sorella le ha mai detto se l’imputato la picchiava?» ha chiesto l’avvocato di parte civile, Massimo Novi alla sorella della presunta vittima chiamata a deporre nel processo che vede sul banco degli imputati un ragazzo rumeno accusato di maltrattamenti e violenza sessuale nei confronti della compagna, appunto la sorella della testimone di parte civile, che alla domanda ha risposto: «Si, più di una volta» .
Oltre alla sorella della donna che ha denunciato l’ex compagno (e padre di sua figlia) ieri il collegio presieduto da Giovanni Sgambati ha visto alternarsi al tavolo anche la dottoressa Ilaria Tarabella, responsabile del Centro Antiviolenza D.u.n.a. Al centro, infatti, la donna si è rivolta per chiedere aiuto per se stessa e per la figlia e insieme al centro si è rivolta alla Questura per sporgere denuncia.
A ricostruire le dinamiche che si erano venute a creare tra i due conviventi è stata la sorella di lei che all’epoca dei fatti, il periodo che va dal 2011 al 2014, viveva nel sud Italia e intratteneva rapporti solo telefonici con la familiare: «Lui non voleva che mia sorella avesse rapporti con noi della famiglia, ci sentivamo per telefono fino a quando lui non le ha impedito di usare sia il cellulare che il computer» ha detto.
«Si sono conosciuti nel 2011 in Romania. Sono andati a convivere subito insieme. Piano piano - ha spiegato all’aula - i rapporti sono peggiorati, soprattutto da quando nel 2012 hanno avuto una figlia, lui inizialmente non voleva riconoscerla. Si è deciso solo un anno dopo». Nel frattempo, violenze e abusi, almeno stando alla ricostruzione della sorella.
L’imputato seduto in aula non ha quasi mai alzato la testa mentre veniva dipinto come un mostro nel racconto dell’ex “cognata”.
«Nel 2013 - ha aggiunto la testimone - mia sorella mi ha chiesto i soldi per tornare in Romania dai nostri genitori con la figlia ma lui l’ha raggiunta, ha picchiato nostro padre e ha minacciato lei con una pistola obbligandola a tornare in Italia con la bambina». Pistola che poi la polizia rumena ha effettivamente sequestrato nell’auto dell’uomo.
Il racconto della donna è supportato dalla testimonianza della dottoressa Tarabella che ha accolto la donna quando quest’ultima ha deciso di scappare di casa portandosi via la piccola senza mettere al corrente nè il compagno nè la famiglia di lui. A spingerla a fuggire di casa sarebbero state le violenze sessuali tra le mura domestiche anche di fronte alla figlia, l’isolamento al quale lui l’avrebbe ridotta, e un aborto nel 2014, al quale lui l’avrebbe costretta appena saputo che la compagna era rimasta nuovamente incinta.
La dottoressa Tarabella rispondendo alle domande dell’avvocato Novi e del sostituto procuratore Roberta Moramarco ha ricostruito i primi incontri con la donna e sua figlia: «Ha contattato il centro antiviolenza telefonicamente, le abbiamo chiesto di venire in sede ma non è stato semplice, ogni volta che ci provava lui la seguiva e lei aveva paura, poi è riuscita a venire da noi chiedendo di essere accolta in casa famiglia». E’ settembre 2015.
Nel controinterrogatorio il legale della difesa ha cercato di gettare ombre sulla versione della testimone puntando sul fatto che la sua ricostruzione si basa per lo più “solo” su quanto le veniva raccontato a telefono. Non ci sarebbero testimoni oculari delle violenze, in sostanza eccetto i famigliari. Alla dottoressa Tarabella, l’avvocato Gaggi, ha chiesto di spiegare in che modo “scientificamente” il centro antiviolenza avesse constato che la donna vivesse in una situazione ad “alto pericolo” così come la dottoressa ha riferito in aula.
E’ chiaro che si tratta di un processo molto delicato. Quella di ieri è stata solo una delle prime puntate. La prossima è fissata al 20 luglio dove toccherà proprio all’avvocato difensore portare al banco i propri testimoni.
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