Il Tirreno

Tir del marmo in città, il no della Cisl

di Cinzia Chiappini
Tir del marmo in città, il no della Cisl

Il segretario Figaia spara a zero: non è corretto usare il ricatto occupazionale come scudo per fare quello che si vuole

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CARRARA. «Il ritorno dei camion in città? Chi ha fatto l’accordo se lo gestisca»: il segretario della Cisl Toscana Nord Andrea Figaia interviene nel dibattito sul protocollo che autorizza i mezzi pesanti provenienti dal Sagro a transitare su viale Potrignano e parla chiaro «no al 'ricatto' occupazionale come scudo per fare quello che si vuole».

I sindacati non sono tutti uguali e anche su questioni delicate, come il difficile equilibrio tra tutela dell’occupazione e rispetto dell’ambiente, non si può fare di tutta un’erba un fascio. Andrea Figaia segretario della Cisl Toscana Nord non ci sta e nel dibattito sul ritorno dei camion in centro città spariglia le carte e prende le distanze dalle posizioni assunte nei mesi scorsi dai colleghi della Cgil.

Il tema è quello del protocollo d’intesa con cui lo scorso 16 giugno Provincia, Ente Parco e i Comuni di Fivizzano e di Carrara hanno deciso di autorizzare il transito attraverso Carrara dei camion dei detriti provenienti dalle due cave del Sagro. Un nulla osta provvisorio, della durata di circa sei mesi, si legge nel documento, giusto il tempo di realizzare una strada interna ai bacini marmiferi che colleghi la zona del Murlungo a Torano e da lì alla strada dei marmi. «Non ne sapevamo niente, non ne sappiamo niente e, a questo punto, non ne vogliamo sapere niente» attacca polemico Figaia, chiarendo una volta per tutta che in questa vicenda «quando si parla di sindacati si tratta della Cgil (Fillea)».

E questo perché, spiega il segretario, la Cisl non è affatto convinta di quel protocollo: «i camion in discesa dal Sagro (arrivati a Grazzano) saranno poi rispediti in quota, passando un po' incredibilmente, carichi di marmo come somari, in salita sul Viale Potrignano, in mezzo a case, asili, scuole elementari, residenze per anziani e cimiteri, per arrivare a Torano e quindi su ancora, dopo la vecchia pesa, ad immettersi nella viabilità del marmo» spiega Figaia senza nascondere tutte le sue perplessità sul percorso individuato.

Da “carrarino doc” del resto il sindacalista conosce bene i disagi legati al traffico pesante, quelli sopportati – e pagati al costo della loro stessa salute salute – dai residenti della Lugnola e di Grazzano, per decenni, fino al 2012. E ora, ad appena quattro anni dall’apertura della Strada dei Marmi che ha sollevato quelle zone dall’inquinamento prodotto dai bisonti del marmo (appesantendo però i debiti e dunque le imposte dei carraresi) , eccoli tornare, anche se – precisano i firmatari del protocollo – solo per qualche mese, per salvare 40 posti di lavoro, quelli degli addetti che operano nelle due cave del Sagro. Ma anche sui risvolti occupazionali di questa vicenda, Figaia non pare convinto: «Non vorremmo che si trattasse come dei carri del vecchio dittatore, ovvero numeri ballerini, operai 'vecchi' e 'nuovi (!)' che spuntano e rispuntano alla bisogna».

Secondo le informazioni a disposizione di Cisl, infatti gli addetti delle cave sarebbero «davvero pochi».

Il segretario inoltre non nasconde i dubbi del suo sindacato sulla sostenibilità stessa di quelle due cave: «Si tratta di escavazione che insiste nel Sagro ovvero in una delle zone più belle, amate ed ambientalmente pregiate, delle Alpi Apuane. Pensiamo di dover dire, ancora una volta, che escavazione ed occupazione devono trovare un equilibrio» prosegue Figaia che poi conclude con un messaggio forte e chiaro, rivolto non solo ai suoi colleghi delle parti sociali, ma anche agli imprenditori e alla politica. «Serve una mediazione. La Cisl non accetta la logica da “multinazionale nel Far West” per cui si può, si vuole e si deve escavare senza ritegno, semplicemente brandendo il ricatto occupazionale come scudo per fare, in buona sostanza, quello che si vuole.»: no taglia corto il segretario «il mio sindacato non ci sta».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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