Il Tirreno

Troppe morti bianche «Ora basta, pronti a ridurre l’estrazione»

di Cinzia Chiappini
Troppe morti bianche «Ora basta, pronti a ridurre l’estrazione»

Il governatore conferma l’adozione del “modello Prato”: i controlli saranno quintuplicati da 280 a 1.280 l’anno

4 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. Il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi in audizione alla Commissione parlamentare di inchiesta sugli infortuni sul lavoro illustra il suo protocollo per le cave e annuncia: «In un anno quintuplicheremo i controlli sulla sicurezza. Ma interverremo anche sul fronte ambientale. Vogliamo sapere quanto materiale si estrae (davvero) ogni anno».

Le cave di marmo di Carrara – ragiona il governatore – sono arrivate a un punto di rottura: o si trova un equilibrio tra estrazione, sicurezza, ambiente e ridistribuzione della ricchezza oppure l'impatto di queste attività diventerà intollerabile e si arriverà alla loro chiusura. Non usa mezzi termini, insomma, Enrico Rossi e durante l'audizione davanti Commissione parlamentare di inchiesta sugli infortuni sul lavoro, impegnata da settimane in un'indagine sui bacini marmiferi di Carrara, non si limita a illustrare il protocollo sulla sicurezza a cui sta lavorando la sua amministrazione di concerto con la procura, ma annuncia un giro di vite anche sul fronte dell'impatto ambientale delle cave.

«Dopo sei incidenti mortali nel corso dell'ultimo anno non possiamo più fare finta di niente. E così la Regione ha deciso di “provare a fare”, ispirandosi al cosiddetto modello Prato», ha esordito il governatore davanti ai senatori della commissione, annunciando che il protocollo per la sicurezza alle cave sarà pronto a settembre e permetterà di quintuplicare i controlli, portandoli da 280 a 1.280 l'anno, grazie all'assunzione di 25 tecnici appositamente formati e di 8 geologi. Il documento sarà messo a punto di concerto con le associazioni di impresa, sindacati e istituzioni locali e dopo il vaglio di Asl e Procura e conterrà una serie di linee guida: proprio sull'attinenza tra queste ultime e i piani di coltivazione delle cave si concentrerà il monitoraggio dei controllori della Regione che inizieranno a lavorare di qui a sei mesi.

Ma poiché la sostenibilità dell'attività estrattiva non dipende solo dalla sicurezza dei suoi addetti ma anche dal raggiungimento di un equilibrio tra produzione, natura e ridistribuzione delle ricchezze, ecco che il presidente Rossi ha annunciato un imminente giro di vite anche sul fronte dell'impatto ambientale delle cave. «Incastreremo nel protocollo un'intensificazione dei controlli anche sul fronte ambientale per monitorare gli effetti inquinanti delle cave» ha spiegato il governatore, puntando il dito soprattutto contro la marmettola che oltre a imbiancare le acque, “intasa” i corsi d'acqua e ne eleva l'alveo, aumentando di fatto il rischio esondazione. «Non possiamo più derogare. L'intervento penale è decisivo anche contro gli illeciti ambientali», ha insistito Rossi convinto che un giro di vite su sicurezza e ambiente, segnerà la svolta per l'intero settore lapideo.

Anche per questo il presidente Toscano ha annunciato che la sua amministrazione lancerà una serie di rilevazioni, ricorrendo a strumenti di ultima generazione, per quantificare in modo preciso i volumi di marmo estratti ogni anno: «Fino a oggi la valutazione del materiale escavato era quella che comunicavano le aziende. E i dati sono gli stessi da anni: 400 mila metri cubi per i blocchi e 1 milione di metri cubi per tutto il resto. Basta passare da quella zona e guardare i monti dall'autostrada per accorgersi che mancano dei volumi», ha spiegato Rossi convinto della necessità di una verifica per così dire super partes per «capire quanto si potrà ancora estrarre». Ed è a questo punto che il governatore ha parlato apertamente di “contingentamento” dell'attività estrattiva, pur escludendo a priori l'ipotesi di chiusura delle cave: «Entro una anno vogliamo sapere quanto marmo si porta via: dopo una discussione con tutti i soggetti interessati arriveremo così a definire quanto è giusto estrarre» ha dichiarato Rossi. Anche perchè, ha proseguito il governatore, le ricadute delle cave si fanno sentire anche sull'assetto idrogeologico e idraulico del territorio, senza trascurare i problemi legati alla “fiscalità” e al “nero”: ed è a questo punto che Rossi ha sollecitando un aiuto da parte del governo per intensificare i controlli della guardia di finanza e potenziare lo staff della Procura di Massa-Carrara.

E sempre rivolto al governo, Rossi ha ricordato l'appuntamento di settembre davanti alla Corte Costituzionale per il verdetto sui Beni Estimati: «Noi speriamo che la Corte decida di porre fine a una rendita di posizione vecchia di tre secoli. Se così non fosse, anche il nostro protocollo ne risentirebbe».Sono seguiti i commenti dei senatori che compongono la commissione: particolarmente duri Serenella Fucsia (ex Movimento 5 stelle) e Giovanni Barozzono, (Sel) che hanno richiamato al rispetto delle regole già esistenti e all'obbligo dell'attività di controllo da parte delle istituzioni deputate. «Servono una svolta e un impegno straordinario», ha ribattuto Rossi, che si è detto disponibile a tornare in commissione e a discutere eventuali aggiustamenti pur nel solco della strada intrapresa dalla Regione con il protocollo per la sicurezza in cava.

ALTRO SERVIZIO A PAG. 10

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Lutto

Addio a Fabio Vantaggiato, direttore generale di Gesam Reti

di Redazione Lucca