Sicurezza
Beni estimati, presidio in tribunale
Il giudice dovrà pronunciarsi sull’esposto della Sam, ma la protesta non si ferma
CARRARA. I dodici firmatari dell’esposto sui Beni estimati stamani saranno davanti al tribunale di Massa per un presidio in concomitanza con l’udienza sul ricorso Sam. Sono pronti a qualsiasi verdetto, anche a proseguire la battaglia per la pubblicità del Beni Estimati spostandola dal fronte legale a quello normativo, le associazioni, i movimenti e i partiti che la scorsa settimana hanno inviato un esposto al giudice Alessandro Pellegri che stamani sarà chiamato a pronunciarsi sul ricorso Sam. Oggi al tribunale di Massa si terrà l’udienza sul ricorso presentato dal colosso del lapideo contro la legge regionale 35 e in particolare l’articolo che decreta il superamento dei Beni Estimati. Si tratta di una delle tante azioni legali avviate dalle aziende del settore, per rivendicare la proprietà delle cave inserite nell’editto di Maria Teresa D’Este a fronte del tentativo di Regione e Comune di assoggettarle al patrimonio indisponibile del municipio alla stregua degli agri marmiferi. Alcuni dei ricorrenti sono stati “rinviati” alla Corte Costituzionale che a settembre, su richiesta del governo, si esprimerà sull’autorità dell’amministrazione toscana a legiferare in materia di proprietà privata. Intanto però la battaglia prosegue anche sul territorio e così stamani all’esterno del tribunale i dodici firmatari dell’esposto terranno un presidio. Per Arci, Legambiente, Italia Nostra, Movimento 5 Stelle, Rifondazione Comunista, Sinistra Anticapitalista, Carrara Bene Comune, Gruppo di Intervento Giuridico, Fare Comunità, La Svolta, Assemblea Permanente e i Verdi le tesi dei ricorrenti sono alquanto contestabili, perché dal 1731 a oggi la superficie dei Beni Estimati si è allargata in modo esponenziale, dagli originari 5 mila agli attuali 5 milioni di metri quadrati ma anche perché, nella documentazione prodotta dagli stessi ricorrenti, ci sarebbero incongruenze palesi e clamorose. Anche per questo le associazioni hanno lanciato un appello al giudice titolare del procedimento, sollecitando «un adeguato approfondimento e accertamento al fine di non creare un ingiusto pregiudizio a danno del comune e dell’intera comunità». Se poi i pronunciamenti del Tribunale di Massa e soprattutto le valutazioni della Corte costituzionale attese per settembre non andranno nella direzione auspicata, quella cioè della natura pubblica dei beni estimati, i “dodici” sono pronti a riaprire la battaglia legislativa, con la proposta di una norma che equiparando le cave alle miniere elimini del tutto lo spettro della privatizzazione.
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