Il Tirreno

Leri (Pd): «A Pontremoli il novismo non ha pagato»

di Cristiano Borghini

Il segretario provinciale Dem: «Io sono con Renzi ma ho diritto di parola senza esser tacciato di gufo A Montignoso abbiamo vinto con un percorso e un lavoro chiaro che ha coinvolto il centrosinistra»

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LUNIGIANA. E' un Cesare Leri a 360° che analizza la situazione del Pd provinciale immergendola nel quadro complessivo delle dinamiche nazionali che hanno mostrato una flessione sia dal punto di vista della partecipazione popolare alle urne, sia di una disaffezione, più o meno consistente a seconda dei casi da analizzare, nei confronti di quello che dovrebbe essere il polo attrattore del centrosinistra. Ma andiamo per gradi ed iniziamo dai turni elettorali che si sono svolti sul territorio provinciale. Leri qual è la differenza tra Montignoso e Pontremoli? A Pontremoli si è scelto il candidato, attraverso il meccanismo delle primarie, a Montignoso la scelta caduta su Gianni Lorenzetti è stata decisa da un accordo tra le segreterie del centrosinistra. Qual è la chiave di lettura?

«Faccio una premessa: io da sempre non sono un amante delle primarie. Detto questo passiamo all'analisi. Parto da Pontremoli il dato che emerge dalle Primarie è già indice di come ci siamo arrivati: votano 580 persone. Vuol dire che non erano né sentite né volute. Si sono fatte scelte diverse a Pontremoli si è scelto di essere il più civici possibili e non si sono fatti accordi verso quella sinistra che potrebbe dare un contributo ulteriore rispetto a quello che è stato dato oggi. A Pontremoli abbiamo preso gli stessi voti di Ribolla (candidato opposto alla Baracchini cinque anni fa n.d.A.) e si incrementa il vantaggio della Baracchini, calando in maniera vistosa la componente di sinistra. Io mi pongo un quesito: il novismo, inteso come mandiamo a casa tutti quelli che non ci sono simpatici, aiuta a vincere le elezioni? Ai posteri l'ardua sentenza»

A Montignoso quindi si è scelta una strada diversa? «Montignoso è un percorso completamente diverso, si parte da un'amministrazione di centrosinistra uscente e naturalmente si ripercorre una strada di centrosinistra, con tutti i percorsi ed i tavoli di discussione tra le forze di coalizione, emettendo documenti che fanno emergere nel Pd come il soggetto che deve esprimere il candidato a sindaco. Di qui è partito un ulteriore percorso interno nel Partito Democratico, con tutti i crismi di legittimità statutaria ed abbiamo individuato un candidato a sindaco con tutte le caratteristiche per poter essere espressione di coalizione. Altri hanno fatto scelte diverse, altri sono andati in percorsi differenti, altri hanno pensato che il partito sia una porta girevole, oggi ci sono domani esco, dopodomani rientro e così via. Questo è il più grande danno che si possa fare ad un partito, ci si è sempre e comunque».

Esiste una via mediana oppure si deve scegliere uno dei due modelli?

«Non c'è una via mediana, c'è l'intelligenza e la capacità di fare politica, perché quest'ultima è intelligenza, mediazione e capacità di sintesi, questo è il dato vero. Se non riusciremo a tornare a questo avremo perso tutti i treni, tutti gli obiettivi che ci siamo preposti negli anni».

L'astensionismo danneggia questo tipo di percorso?

«Non siamo più tra la gente. Il popolo che elegge il primo cittadino ed i segretari di partito ha bisogno di un contatto fisico, ha bisogno di toccare il loro rappresentante, di essere critico nei suoi confronti ed esprimere le sue perplessità. Il segretario del Partito, il segretario di circolo, il sindaco devo raccogliere queste testimonianze».

Si deve ripartire da un dialogo interno, anche se da talune dichiarazioni che escono sulla stampa pare che non ci sia più?

«Io sono con il segretario nazionale del mio partito, certo è che io ho il diritto di parola e di critica e non voglio essere tacciato di corvo, né di gufo, né di quanto altro. Io sono una persona che ragiona con la propria testa e se ci sono situazioni che non vedo in maniera chiara, io lo devo dire per forza. Siamo poi in democrazia e se il 70% ritiene che va bene ed il 30% dice di no ci si attiene ai dettami delle regole democratiche con la maggioranza che decide. Poi si vedrà».

Si potranno riaprire dei percorsi per puntare all'unità? «Noi abbiamo l'obbligo ed il dovere di costruire qualcosa per questa Provincia e per questa nazione, non possiamo permetterci di buttare tutto al macero. Non è importante essere tutti i giorni sul giornale ad inaugurare un monumento o tagliare un nastro, bisogna conseguire dei risultati che siano concreti, tornare a rispondere alle esigenze dei cittadini e dei territori, rispondere alle esigenze di quelle persone che hanno fame, non di politica, ma che non riescono a comprare quel chilo di pasta al giorno».

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