Il dolore
Rubava in spiaggia, ora è ai domiciliari: "Sono disperata"
È accusata di sei furti nei bagni di Marina di Carrara. La donna potrà però continuare ad andare a pranzo alla Caritas
MARINA DI CARRARA. Potrà lasciare l’abitazione a Carrara, dove dovrà scontare gli arresti domiciliari, solo per recarsi alla mensa della Caritas nell’orario di pranzo, e una volta alla settimana per andare a Massa in via Marina Vecchia, al dipartimento di salute mentale. Lo ha disposto il giudice Ermanno De Mattia, che almeno in parte, così, ha tenuto conto delle richieste del legale dell’arrestata che si era espresso affinchè il giudice tenesse conto delle condizioni di indigenza della sua assistita e delle sue necessità di uscire di casa per mangiare e curare una depressione che l’accompagna da anni.
Forse sarebbe andata diversamente se la donna avesse ammesso di aver commesso tutti e sei i furti di cui è accusata ma così non è stato. «E’ evidente che non ha del tutto capito la gravità di ciò che ha fatto» - queste le ultime parole del giudice prima di ritirarsi dall’aula. Seduta al banco degli imputati, una donna di circa quarant’anni responsabile di una serie di furti commessi il 21 giugno scorso negli stabilimenti balneari di Marina di Carrara. Furtarelli: orologi, borse di bagnanti che si erano distratte un attimo. Sei in totale le denunce. Durante l'udienza di convalida dell'arresto, avvenuto in flagranza di reato, la donna ha ribadito a più riprese di non aver commesso tutti i furti che le erano contestati. Una verità, la sua, che è apparsa subito poco credibile. Nel suo racconto si è contraddetta più di una volta: ha prima ammesso di aver rubato due borse e di averle restituite, poi è spuntato fuori il furto di un orologio e sarebbe un terzo furto, e un quarto che però è rimasto solo tentato grazie al tempismo della proprietaria della borsetta. «Ho rubato per disperazione» ha poi detto in lacrime la quarantenne.
Tre figli, nessuno dei tre affidati a lei. Una storia travagliata alle spalle, soffre di depressione da sei anni. Depressione per la quale percepisce mensilmente un assegno di 280 euro cui negli ultimi tre mesi si è aggiunto un sussidio di 200 euro. «I soldi che mi hanno trovato al momento dell'arresto - ha cercato di spiegare - erano quelli del sussidio, non li avevo rubati». Il giudice De Mattia, tuttavia, non si è lasciato impietosire. Per la donna sono stati disposti gli arresti domiciliari, potrà allontanarsi da casa solo per andare alla Caritas e al Csm di Massa.
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