Il Tirreno

Pinza nell’addome l’indagine è a Pisa Disposta l’autopsia

Il medico dovrà stabilire se l’errore ha contribuito al decesso E se così fosse, gli atti torneranno alla Procura di Massa

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MASSA. Gli avvocati Leonardo Angiolini e Roberto Margara la denuncia l’hanno presentata alla Procura apuana e a quella di Pisa. Perché se Stefano Miniati, 57 anni, erede dello storico archivio, ha detto addio alla vita nella città della torre, ricoverato in un reparto dell’ospedale di Cisanello, è a Carrara che, durante un intervento nel 2014, è stato dimenticato un ferro chirurgico. Una pinza da 18 centimetri. Ed è per quella pinza che ha subìto, a poca distanza dal primo, un secondo intervento all’addome.

Proprio quell’episodio - secondo i legali - ha segnato l’inizio di un calvario che si è concluso martedì notte con la morte del professionista. Adesso a confermare o smentire la tesi degli avvocati, a verificare se esista o meno una consequenzialità tra la pinza dimenticata e il decesso sarà Pisa.

La Procura massese ha, infatti, trasferito il fascicolo ai colleghi pisani. E di atti sul “caso pinza” ce ne sono già parecchi. Dopo la scoperta del ferro chirurgico nell’addome e dopo l’operazione per asportarlo, l’avvocato Angiolini ha, infatti, presentato una prima denuncia. Le indagini si sono concluse con un processo a carico di 9 persone di cui 3 medici e 6 infermieri e ferristi. Per loro l’accusa ipotizza il reato di lesioni colpose e il mancato rispetto di direttive sanitarie. Il processo, davanti al giudice Fabrizio Garofalo, si è aperto il 9 giugno.

Adesso una seconda denuncia, ma per l’omicidio colposo, per cui procede Pisa perché lì è avvenuto il decesso. È stata Pisa, quindi, a disporre l’autopsia sul corpo di Stefano Miniati (non è ancora stata fissata la data). L’esame autoptico è finalizzato alla individuazione - sempre che vi sia - di un rapporto di consequenzialità tra le pinze dimenticate nell’addome e la morte del paziente. Se il medico legale che effettuerà l’autopsia quel legame dovesse evidenziarlo, allora gli atti tornerebbero nuovamente nelle mani della procura apuana. E questo perché l’operazione durante la quale è stato dimenticato il ferro chirurgico è avvenuta a Carrara, al monoblocco. Se invece quella consequenzialità non fosse evidenziata, manterebbe la competenza Pisa cui spetterebbe comunque valutare se esistano ulteriori e diverse responsabilità professionali sull’accaduto. Se, insomma, possano essere stati commessi errori o disattenzioni nelle cure di Stefano Miniati. Lo spartiacque è, quindi, l’autopsia. Nell’attesa il corpo del professionista rimane a disposizione dell’autorità giudiziaria e tornerà a Massa solo quando la Procura darà il nullaosta per i funerali.

In città, infatti, sono tanti gli amici e gli appassionati di fotografia che aspettano di salutare Stefano, da anni impegnato nella valorizzazione delle oltre 8.000 lastre del nonno Giulio. (c.s.)

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