Il Tirreno

«Macché evento sottotono Marble Weeks è qualità»

di Francesca Vatteroni
«Macché evento sottotono Marble Weeks è qualità»

La manifestazione vista dalla direttrice dell’accademia e da Emma Castè: «Grandi nomi, artisti internazionali, spazio ai giovani e progetti futuri»

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CARRARA. Rimbalzano sulla cronaca le parole di Paris Mazzanti, uno dei padri fondatori della Marble Weeks: ai suoi occhi la manifestazione è snaturata, «ha perso per strada quell’idea di evento di livello internazionale». Ma non si lascia invischiare dai toni polemici, la direttrice dell’Accademia, la professoressa Lucilla Meloni. «Io non polemizzo - prende le distanze - non ho seguito la polemica perché stavo lavorando. Mi dispiace se Carrara non si è accorta dell’avvenimento che sta vivendo e anzi la invito a venire a visitare le quattro mostre allestite che - prosegue la professoressa, smentendo di fatto Mazzanti - offrono alla città l’opportunità di posizionarsi su livelli nazionali e internazionali. Anzi: rispetto agli anni passati si staglia senz’altro su un più alto profilo culturale».

L’Accademia, all’interno di Marble Weeks, ha curato due mostre: una al San Giacomo, proponendo un’esposizione di Andrea Aquilanti, artista che alla Biennale di Venezia del 2015 era tra gli invitati al Padiglione Italia e una a Palazzo Paretra, presentando le opere dei giovani artisti dell’Accademia. Lucilla Meloni continua: «Considerando che a Carrara la Biennale di scultura non c’è più, con queste quattro mostre, due curate dall’Accademia e due dal professor Luciano Massari e dedicate a Daniel Spoerri e Maura Banfo, la città ha la possibilità di riemergere con una proposta artistica e culturale di valore e articolata. Ci sono i fondi e i musei aperti, con giovani e artisti internazionali che espongono. Questo ha regalato a Carrara grande visibilità e servizi sulle maggiori testate nazionali, dal Corriere della Sera a Repubblica. Io posso solo rispondere in merito alla qualità dell’offerta culturale -ribadisce la Meloni- sicuramente di grandissima importanza, ma non posso sapere come mai non sia stato realizzato un arredo urbano o non siano stati allestiti simposi lungo le strade. Non conosco il motivo e non ne ho idea. Il mio compito, in qualità di direttrice dell’Accademia, era occuparmi della qualità artistica e sono assolutamente felice dell’offerta, anzi ringrazio il Comune di averci coinvolto».

Ad esprimersi sul caso Marble Weeks c’è anche un’altra figura importante nel panorama artistico cittadino, Emma Castè, restauratrice, designer e critica d’arte: «Non si possono fare paragoni tra la Marble Weeks degli esordi e quella di oggi - premette - quando è nata, c’erano condizioni diverse, con una prevalenza dell’ente Fiera. La manifestazione era nata grazie all’idea di due architetti eccezionali e grazie a importanti amicizie milanesi. Ma oggi la situazione è cambiata. Si può dire che quello che sta succedendo alla Marble sia un po’ lo specchio di quello che sta succedendo a Carrara. Oggi non ci sono più quelle sinergie industriali, la manifestazione, in effetti, dopo le prime due edizioni aveva subìto un calo: non c’era più la collaborazione con l’Ente Fiera e problemi amministrativi si erano frapposti. Adesso bisogna ripartire. Ma i nomi portati a Carrara sono di un’ importanza assoluta - precisa Emma - di livello internazionale. Purtroppo il problema a Carrara molto spesso, non è organizzare ma è portare le persone: perché molte cose non vengono capite, non sono conosciute, non si sanno, ma la città avrebbe tutte le carte per diventare una città d’arte. Forse anche perché manca l’entusiasmo che c’è per esempio a Pietrasanta». Emma Castè racconta della sua esperienza a Torano dove è curatrice di Torano notte e giorno: «Anche Torano Notte e Giorno era una manifestazione che non voleva più fare nessuno; così il primo anno ho dovuto ricucire l’entusiasmo del paese e coinvolgerlo e siamo stati premiati: torniamo ad essere il paesino dell’arte. In proporzione, a Carrara il problema si presenta ancora più grande. La gente si è stancata e allora la città deve lottare affinché la manifestazione possa avere un nuovo inizio. La Marble Weeks sta mettendo punti fermi per quello che diventerà in futuro. Ma questo sforzo va riconosciuto e premiato, è senz’altro notevole. All’inaugurazione della Mostra di Daniel Spoerri - aggiunge la Castè - sono venuti personaggi illustri ma forse è mancata un po’ di comunicazione. Certo fare un mercato sarebbe stato più veloce e probabilmente avrebbe portato subito molta più gente, ma quello che è importante capire è che Carrara può diventare una grande città. Una città d’arte senza più bisogno di mercatini per richiamare l’attenzione del turista che se è legato all’arte e alla cultura arriva comunque. E sono stati bravi a coinvolgere l’Accademia, perno nascente di Carrara; dovrebbe girare tutto intorno all’Accademia perché l’abbiamo solo noi e perché potrebbe portare tanto dall’estero. Insomma - conclude - Mazzanti ha avuto il suo tempo e ha fatto il suo tempo, non può più recriminare nulla».

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