La protesta
«Beni estimati, giudice lei non sa che...»
Associazioni e partiti, in attesa della pronuncia, presentano un esposto: la vicenda cave è di interesse pubblico
CARRARA. A pochi giorni dall’udienza per il ricorso sui Beni Estimati presentato dalla Società Apuana Marmi (Sam), uno stuolo di esponenti e associazioni della società civile scrive al giudice titolare del procedimento per segnalare la rilevanza pubblica della questione, con tanto di “dritte” sulla materia del contendere che smentiscono le tesi dei ricorrenti.
C’è una «palese incongruità tra la consistenza dei beni oggi reclamati dai ricorrenti e quella originaria del 1731» e «le pretese degli stessi ricorrenti non trovano conferma neppure nell’esame dei dati catastali da essi richiamati». Sono questi i due cardini su cui è incentrato l’esposto presentato da un nutrito gruppo di associazioni, partiti e soggetti della società civile al giudice Alessandro Pellegri che martedì 28 giugno sarà chiamato a pronunciarsi sul ricorso presentato da Sam sui Beni Estimati.
La vicenda è quella della raffica di azioni legali avviate presso il tribunale di Massa da una serie di imprese del lapideo per rivendicare la proprietà dei cosiddetti Beni Estimati e contestare la legge regionale 35 con cui l’amministrazione toscana ha tentato di superare la questione. La prossima settimana alla lista dei ricorrenti si aggiungerà anche uno dei colossi del settore, la Sam: la maggior parte delle aziende già ascoltate dal Tribunale di Massa è stata “rinviata” alla Corte Costituzionale dove, dopo il ricorso presentato dal governo contro la legge 35, a settembre si terrà un dibattito per verificare se l’amministrazione toscana avesse o meno l’autorità di legiferare in materia di proprietà delle cave.
E proprio alla luce «dell’importanza fondamentale dell’esito del ricorso Sam per il patrimonio pubblico della collettività carrarese», Arci, Legambiente, Italia Nostra, Movimento 5 Stelle, Rifondazione Comunista, Sinistra Anticapitalista, Carrara Bene Comune, Gruppo di Intervento Giuridico, Fare Comunità, La Svolta, Assemblea Permanente e i Verdi si sono unite in una sorta di coalizione a difesa della natura pubblica dei beni estimati. Ne è scaturito un esposto al giudice competente in cui questi soggetti illustrano tutte le loro perplessità, entrando anche nel merito della materia. Le posizioni sono corroborate da ricerche e indagini condotte - dicono dalla “coalizione” - con i pochi strumenti a disposizione di un semplice cittadino: «L’amministrazione comunale avrebbe armi ben più affilate ma non le sta usando» hanno polemizzato i difensori della natura pubblica dei Beni Estimati che non hanno risparmiato nemmeno la Regione Toscana rea, a loro dire, di aver cercato la strada più tortuosa per superare la querelle sulla proprietà delle cave inserite nel famoso editto di Maria Teresa D’Este.
«Sarebbe bastato equiparare le cave alle miniere, come ha fatto la Regione Calabria, risolvendo in un batter d’occhio il problema» hanno spiegato i firmatari dell’esposto. Ma se le posizioni degli enti che dovrebbero difendere la natura pubblica dei Beni Estimati sono contestabili, altrettanto lo sono quelle dei ricorrenti che ne reclamano la proprietà. Sì perché dagli studi condotti dalla “coalizione”, confrontando i dati storici sui materiali estratti, emerge che la superficie originaria dei Beni Estimati nel 1731 ammontava all’incirca a 5.000 metri quadrati a fronte dei 5 milioni di metri quadrati rivendicati oggi dalle aziende. Perfino nella documentazione prodotta dagli stessi ricorrenti, ci sarebbero incongruenze palesi e clamorose: la “coalizione” cita un esempio su tutti, quello della cava inserita al foglio 21, mappale 9, reclamata da Omya e Cave Statuario (i primi a presentare ricorso al Tribunale di Massa). «Quel sito - spiegano -è classificato nell’archivio di stato del 1823 come pascolo ma nei documenti dei ricorrenti risulta iscritto all’estimo del 1723 come cava». E poiché le pecore non brucano il carbonato di calcio, ecco l’appello al giudice per «un adeguato approfondimento e accertamento al fine di non creare un ingiusto pregiudizio a danno del Comune e dell’intera comunità».
Se poi i pronunciamenti del Tribunale di Massa e soprattutto le valutazioni della Corte costituzionale attese per settembre non andranno nella direzione auspicata, quella cioè della natura pubblica dei beni estimati, la coalizione è pronta a riaprire la battaglia legislativa, con la proposta di una norma che, equiparando le cave alle miniere, elimini del tutto lo spettro della privatizzazione. Intanto per martedì 28 giugno è convocato un presidio davanti al tribunale di Massa per attendere il pronunciamento sul ricorso di Sam.
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