Sicurezza
Assoluzione per Fialdini
Sentenza di Cassazione: cadono le accuse a carico del dipendente comunale
GENOVA. Non faceva parte dell’associazione a delinquere Renzo Fialdini, l’ex funzionario del Comune responsabile dei servizi cimiteriali, e non ha commesso, come tale, abuso d’ufficio. La sesta sezione della Cassazione ha assolto il dipendente pubblico finito nello scandalo delle cremazioni fantasma del cimitero di Mirteto per questi due capi di imputazione, mentre i falsi commessi da Fialdini si sono prescritti. Il match decisivo se lo è aggiudicato l’avvocato Adriano Martini, legale di Fialdini, quindi, dopo un’arringa che ha smontato pezzo dopo pezzo la sentenza di appello che aveva individuato responsabilità che i colleghi della suprema corte hanno cancellato. Tornando, di fatto, alla sentenza di primo grado, quella del tribunale di Massa e del collegio presieduto da Paolo Puzone. Solo che nel frattempo i falsi si sono prescritti e quindi l’ex funzionario esce dalla vicenda pulito. Così come il Comune, del quale non è mai stata ravvisata alcuna responsabilità in tutti e tre i gradi di giudizio. L’ente si trovava nella doppia veste di responsabile - come chiedeva l’associazione di tutela dei defunti - e di parte lesa, proprio per la condotta del suo dipendente.
La sentenza della cassazione è arrivata nella tarda serata di mercoledì, dopo una mattinata anomala per gli esperti di corte suprema. Il collegio ha fatto parlare le parti, i legali degli imputati hanno potuto spiegare i motivi dell’impugnazione della sentenza di appello. E Martini è riuscito a smantellare il teorema del collegio di Genova, che confermava quanto sospettato dal pubblico ministero Federico Manotti e cioè che controllato (Renato Alibani, titolare di Euroservizi, la società che si era aggiudicata il bando che assegnava l’appalto dei cimiteri), e controllore, Fialdini, erano compagni di merende (come si sono definiti loro stessi durante il processo di primo grado). Per Genova l’ex funzionario faceva parte della tresca, quindi partecipava attivamente all’associazione a delinquere che lucrava sulle cremazioni, per Massa e soprattutto per la cassazione no. La formula usata dagli ermellini è stata netta: “Per non aver commesso il fatto”.
Fialdini per due gradi di giudizio, il primo e l’ultimo, non è responsabile neppure dell’abuso di ufficio perché “il fatto non sussiste”. Sui falsi, i fogli dove il dipendente comunale attestava il buon lavoro di Euroservizi, invece la corte non è entrata nel merito perché se reato c’è stato, si è prescritto. Un successo a tutto tondo dell’avvocato Martini.
Ridotta la pena per Alibani, quella finale è di poco superiore ai cinque anni, perché nel frattempo anche per lui qualcosa si è prescritta. Così come per gli operai che hanno giocato la carta della cassazione. Per due di loro, però, oltre al rigetto del ricorso è arrivata pure la mazzata del pagamento delle spese processuali. Infine c’era l’imprenditore Palladini, difeso dall’avvocato Dino Del Giudice, accusato di truffa e condannato in primo e secondo grado a un anno e mezzo. Il reato si è prescritto. Adesso occorre aspettare il deposito delle motivazioni della cassazione. Solo per curiosità giuridica, però.
La sentenza di Genova smantellata. Associazione a delinquere e abuso di ufficio (dal 24 aprile del 2007 in poi, i mesi prima invece sono stati prescritti): la corte di appello di Genova aveva condannato l’ex funzionario dei servizi cimiteriali , Renzo Fialdini, a due anni e tre mesi. Era il 27 marzo del 2015. In primo grado il dipendente pubblico aveva preso otto mesi per falso (reato confermato anche a Genova). Nel secondo round aveva vinto la linea dell’accusa: il sostituto procuratore Federico Manotti aveva convinto il collegio presieduto dal giudice Annaleila Della Prieta che il controllore (Fialdini) e il controllato (Renato Alibani, titolare di Euroservizi) erano “compagni di merende”. Non un colpo di scena, perché era stato messo in conto che il processo d’appello sullo scandalo cremazioni potesse finire in questo modo, ma comunque la sorpresa era stata tanta. Era stato assolto, invece, in secondo grado come in primo, l’ex ufficiale dei carabinieri Augusto Calzetta: non ha concorso all’associazione a delinquere, neppure appoggiandola esternamente. Il ricorso in cassazione per lui non c’è stato.
Confermate più o meno tutte le altre condanne rispetto a quanto già espresso dal tribunale di Massa nel dicembre del 2013, ma le pene erano state leggermente più basse perché alcuni reati si erano nel frattempo prescritti. A Renato Alibani erano stati inflitti sei anni e due mesi, mentre per i suoi operai tre anni ad Alessandro Dazzi e Piero Dell’Amico, tre anni e sette mesi a Marco Grassi, quattro anni e due mesi per Maurizio Guerra e due anni e sei mesi per Luca Pelletti. Confermata la condanna di un anno e sei mesi per l’imprenditore Enrico Palladini. A contribuire ad abbassare la pena in appello era stata la prescrizione del reato di dispersione delle ceneri, di truffa ai danni del Comune e la contestazione di alcuni casi limitati di peculato per Grassi e Guerra. Fialdini come pena accessoria era stato interdetto dai pubblici uffici fino a quando non avrà scontato la pena e soprattutto a pagare le spese di giudizio sostenute dal Comune di Massa; mentre Alibani, Carmagnola, Dazzi, Dell'Amico, Grassi, Guerra e Pelletti dovevano liquidare quanto speso in questo grado di giudizio dalle parti civili.
Le motivazioni di Genova. Era stato il capo di accusa V mosso dal pm Manotti e accolto dal collegio della corte di appello di Genova ad aver pesato sulle sorti di Fialdini. La chiosa dei giudici era stata netta: “La vicenda dei falsi è illuminante per comprendere la posizione di Fialdini anche in relazione al reato di abuso d’atti di ufficio e di associazione per delinquere, dai quali il tribunale lo ha erroneamente assolto... Il silenzio di Renzo Fialdini non derivava da negligenza ed indifferenza... La completa inerzia di Fialdini è troppo clamorosa: non controllò i registri delle cremazioni, lasciati in mano ad Euroservizi anziché essere custoditi da Massa Servizi addetta alla custodia del cimitero”.
Tutte parole queste cancellate dalla sesta sezione della cassazione: Fialdini non ha mai fatto parte dell’associazione a delinquere né ha commesso abuso d’ufficio.
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