Il Tirreno

«Sesso? No, ho fatto solo un massaggio»

«Sesso? No, ho fatto solo un massaggio»

Parlano i clienti del centro orientale chiuso dopo un blitz dei carabinieri. Le titolari accusate di sfruttamento

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MASSA CARRARA. «Io ero andato in quel centro perché mi ero stirato una coscia giocando al calcetto con gli amici, non ho chiesto alcuna prestazione supplementare né mi è stato proposto del sesso a pagamento. Semplicemente un massaggio, non so cosa facessero gli altri clienti, ma io mi volevo solamente curare lo stiramento». A parlare è uno dei clienti del centro massaggi di via Ghiacciaia, a Carrara, sequestrato dai carabinieri nel 2012. L’uomo, chiamato dal pubblico ministero Roberta Moramarco a testimoniare nel processo che vede alla sbarra le due donne titolari del centro, orientali, accusate di sfruttamento della prostituzione, ha anche detto, con un certo imbarazzo, di aver scelto quel locale «perché era più a buon mercato rispetto a un altro gestito da italiani». Anche se l’accusa invece sostiene che veniva preferito per gli extra a luci rosse.

Non era l’unico frequentatore del centro che ha raccontato in aula di essere andati nel centro per un massaggio e di averlo conosciuto attraverso il passa parola. Nessuno ha ammesso, o fatto riferimento, alla prestazione sessuale, nonostante - e il pm lo ha ribadito più volte - quel riferimento ci fosse in alcune dichiarazioni rilasciate ai carabinieri. Il locale non si nascondeva affatto: i titolari avevano ampiamente pubblicizzato il centro, spiegando anche nelle inserzioni che si effettuavano massaggi rilassanti con olio, massaggi plantari, massaggio thai giapponese, il tutto anche con possibilità di vasca idromassaggio.Per quanto riguarda il listino prezzi, il massaggio base era fissato a 40 euro; un’ora di relax nella sala con jacuzzi, 100 euro.

Tutto era nato da una indagine dai carabinieri partita da un esposto con cui veniva segnalata la possibilità dell’interno del centro di via Ghiacciaia a Carrara (tutt’ora aperto, con una nuova gestione) di fare massaggi «particolari» oltre a quelli tradizionali pubblicizzati dalla struttura. I militari avevano identificato alcuni clienti usciti dal locale, chiamati ieri a testimoniare. Racconti infarciti da «non ricordo», sia perché si trattava di fatti di quattro anni fa, ma soprattutto per l’imbarazzo di raccontare episodi tenuti nascosti alle rispettive mogli. «Sono andato in quel centro – ha raccontato un quarantenne – per fare un massaggio. Come? Normale, nulla di strano, di particolare». Stesse cose dette da altri. Anche se qualcuno, nelle passate udienze qualcosa ha ammesso: «Mi hanno fatto spogliare, la ragazza mi ha massaggiato la schiena, per andare alle parti intime. Ma io non avevo chiesto nulla di questo».

Non è l’unico centro massaggi chiuso nella provincia apuana. Un'altra operazione circa tre anni fa aveva portato alla chiusura di un locale in via Ascoli. La squadra mobile, con un blitz nel locale gestito dagli orientali, che si chiamava Limone, nel 2013 aveva smantellato l'organizzazione dedita allo sfruttamento della prostituzione. Otto persone denunciate e il negozio (di proprietà di una società italiana che si è detta all'oscuro di tutto) sequestrato. Tutto mentre in un vero centro massaggi, esattamente di fronte, le dipendenti applaudivano gli agenti. Perché la singolarità era proprio questa: uno praticava massaggi hard, l'altro no. Nel primo (cinese) la clientela, composta soltanto da uomini, faceva la fila per entrare; l'altro (massese) frequentato esclusivamente da donne era decisamente meno trafficato. Il giro era decisamente redditizio: nei primi mesi mediamente suonavano al campanello del Limone una ventina di uomini, poi invece ci si era attestati intorno alla dozzina. Ma quasi tutti concentrati tra le 13.30 e le 15, quando solitamente chi lavora è in pausa pranzo.

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