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Torna Grassi? «No, ma se mi chiamano...»

Torna Grassi? «No, ma se mi chiamano...»

Lo storico ex presidente pronto “a dare una mano agli amici”. «Però nessuno mi ha contattato»

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CARRARA. Luciano Grassi di nuovo ai vertici della Carrarese? Ecco l'ultima ipotesi che sta rimbalzando fra i tifosi in questi giorni di attese e speranze per il futuro. Non è la prima volta che spunta fuori il nome di colui che è stato il più longevo dei presidenti nella storia della Carrarese dal 1985 al 2002. Grassi è il presidente per antonomasia del club azzurri e sono tantissimi gli sportivi che accoglierebbero a braccia aperte un suo nuovo coinvolgimento.

Ma Grassi frena: «Finora da me non si è presentato nessuno. Anch'io ho sentito certe chiacchiere, ma nessuno si è fatto avanti». Di certo i big del marmo scenderanno in campo per la Carrarese e, ad iscrizione ormai fatta, acquisiranno da sindaco la nuova società assieme a Salvo Zangari, oppure anche da soli (questo è ancora tutto da vedere). Una prova inequivocabile è stato il supporto economico che quattro aziende hanno garantito al sindaco Zubbani per partecipare all'asta di lunedì. «Quella è una cosa sicuramente positiva». Commenta Grassi. «È stato bravo il sindaco con questa operazione. Lui come primo cittadino ha fatto il massimo: ha fatto la società, ha trovato le persone e ha rilevato l'azienda. Mi auguro che tutto vada a finire per il meglio».

La sensazione è che la Carrarese riuscirà a scamparla e parteciperà alla prossima Lega Pro.

«A questo punto credo di sì, a meno che alla fine non nasca qualche dissidio fra tutti questi pretendenti. Le persone sono serie e danarose, quindi non ci dovrebbero essere problemi. Non bisogna però mai dimenticare che una società di calcio è un'azienda e a dirigere un'azienda bisogna mettere persone competenti».

Se le venisse chiesto di ricoprire un ruolo nella nuova società?

«A degli amici non potrei dire di no. Su questo non c'è ombra di dubbio e credo che lo sappiano. Se mi vengono a chiedere consigli, sono a disposizione di giorno e di notte per il bene della Carrarese e dei miei amici del marmo».

Si dice che alcuni la vorrebbero coinvolta, magari col ruolo di presidente.

«Queste cose le ho sentite dire per interposte persone, ma direttamente nessuno del marmo mi ha contattato».

Prenderebbe in esame un'eventuale proposta?

«Gli esami li ho dati quando andavo a scuola. Se gli industriali del marmo amici miei mi chiamano e dicono: "Luciano, avrei intenzione di fare questo progetto, mi puoi dare dei consigli?", allora mi posso mettere a disposizione. Non potrei negarmi, però nessuno mi ha chiesto niente».

Un consiglio allora glielo chiediamo noi: qual'è il requisito fondamentale per costruire una società di calcio che funzioni al meglio?

«Per costituire una società bisogna trovare le persone giuste e capire che intenzioni hanno. Per fare una casa servono buone fondamenta, quindi prima di tutto si parte da un allenatore di categoria, che è importante in serie A, ma lo è ancora di più in questo campionato. Non è detto che, scegliendo un allenatore così, si risolvano tutti i problemi, ma si parte già con uno che sa consigliare i giocatori da categoria. Poi bisogna capire quanto si vuole spendere e in base alla spesa, si cercano i giocatori di quella fascia. Bisogna partire con idee chiare e ruoli precisi, perché all'inizio è tutto rosa e fiori, ma poi nel corso della stagione iniziano i problemi e i tifosi vogliono vincere».

Quando entrò nella cordata degli anni '80, che clima trovò?

«Fu Giulio Conti a innescare la cosa insieme ad Alfredo Fiorini. Mi chiesero di entrare e poi si passò a tappeto tutte le aziende da Sarzana a Massa per creare la cordata. C'era più entusiasmo ed erano tutti appassionati di calcio e di Carrarese. Io? No, io non ero un appassionato e praticamente la Carrarese non l'avevo mai vista. Poi dopo due-tre anni vissuti dentro quel progetto, mi sono innamorato. Quando entri dentro, ti prende e diventa una malattia. Quella per la Carrarese è stata una passione che mi è nata col tempo. Quando ti innamori, perdi la testa e non sei più padrone di te stesso».

Chissà, forse la stessa cosa accadrà ai nostri industriali, anche a quelli che non hanno mai visto una partita di pallone. «Magari» spera anche Grassi.

Luca Santoni

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