Lutto
Estorsione al disabile, condannati aguzzini
Complessivamente le pene per i due nordafricani ammontano a 12 anni. Avevano costretto l’uomo a prelevare i soldi
CARRARA. Sono stati condannati con il rito abbreviato, rispettivamente a 6 anni e 6 mesi e a 5 anni e 6 mesi, Mostafa El Raghib, 43 anni, e Rachid Belaloua, 37 anni, marocchini irregolari in Italia e con una sfilza di precedenti. L’accusa più forte per i due era estorsione. E per questo il sostituto procuratore Roberta Moramarco al giudice Antonia Aracri aveva chiesto condanne più pesanti (12 anni e quattro mesi per Moustafa e 8 anni e 4 mesi per Rachid). Ma alla fine ha avuto la meglio la linea difensiva dell’avvocato Giuseppe Del Papa che, grazie alla sua arringa è riuscito a evitare le aggravanti, nonostante la recidiva reiterata.
L’episodio che ha visto finire in manette gli imputati risale all’inizio dell’anno, quando gli agenti del commissariato di Carrara hanno raccolto la denuncia di un disabile di 58 anni che da qualche settimana era finito alla mercè dei due nordafricani. In poco più di un mese la coppia aveva tentato di portargli via del denaro con l’estorsione e provato a rapinarlo. Ma l’unico colpo che i balordi avevano messo a segno era stato un furto con strappo, quando avevano soffiato dalle mani del sessantenne il cellulare e poi si erano fatti consegnare un centinaio di euro (tutti i soldi che aveva con sé) per restituirlo. L’uomo, con un grave deficit psichico, aveva paura di Mostafa e Rachid, tanto che prima di rivolgersi alle forze dell’ordine li evitava semplicemente non uscendo più di casa.
Era stata un amica della vittima, con la quale il sessantenne si era confidato, a convincerlo a raccontare tutto al commissariato. Del resto era arrivato al punto di non ritorno: uno dei due aguzzini lo aveva costretto, accompagnandolo, ad andare al bancomat del suo istituto di credito a prelevare una somma che doveva consegnargli per essere lasciato in pace. Una volta lì davanti però si era confuso e aveva sbagliato a digitare il pin e così la carta era stata ritirata dalla banca. E il colpo era sfumato. Questa bravata poteva costare a El Raghib anche il sequestro di persona, ma alla fine il pm Moramarco non ha ravvisato la sussistenza degli estremi.
Gli agenti che avevano parlato con il disabile, sentendo questi racconti, avevano capito l’urgenza. Prima avevano cercato i riscontri e poi erano entrati in azione: agli uomini di Corrado Mattana era bastato poco per accertare la veridicità della denuncia. La telecamera posizionata davanti allo sportello automatico dell’istituto bancario aveva ripreso la scena. Nel video si vedeva il marocchino che spingeva il disabile a prelevare. E poi lo insultava quando l’operazione era stata abortita. Da quel momento gli agenti erano diventati gli angeli custodi del cinquantottenne e lo accompagnavano anche a sbrigare le commissioni. Fino a che il sostituto procuratore non aveva chiesto, e ottenuto, la custodia cautelare nei confronti dei due nordafricani. In carcere. (d.d.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
