Il Tirreno

Doria, il complesso torna ai proprietari

Doria, il complesso torna ai proprietari

Per il Tar non c’è stata lottizzazione. Si blocca il procedimento per acquisire i 33 appartamenti al patrimonio comunale

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MASSA. Una grande catena alberghiera gli aveva già messo gli occhi addosso: un immobile a due passi dal mare, immerso nel verde, in una delle zone più belle del litorale. Sapeva bene, però, quella grande catena, che la partita era ancora aperta. Il Comune, infatti, il Doria, complesso sul lungomare, lo ha acquisito nel suo patrimonio immobiliare, ma la completa disponibilità del bene non l’aveva. E non l’aveva perché la vicenda di fronte alla giustizia amministrativa non si è ancora chiusa. Lunedì, però, a mettere un punto importante ha pensato il Tar fiorentino (sezione terza) che, con una sentenza ben diversa da quelle fino ad ora pronunciate sul caso, nega che l’operazione Doria si configuri come lottizzazione abusiva, annulla gli atti con cui il Comune quella lottizzazione l’ha sancita e dispone che il bene ritorni ai proprietari. Il portafoglio immobiliare di Palazzo civico si impoverisce di un gioiello.

La vicenda - per ripercorrerne le tappe salienti - è tecnicissima e costellata da complessi iter burocratici. Tutto comincia con due concessioni edilizie rilasciate nel 1994 e in forza alla quali una società comincia la ristrutturazione della ex Casa per Ferie Maria Ausiliatrice, trasformandola nel complesso Doria. Quel complessso nasce come residenza turistico alberghiera (turistica era infatti la destinazione dell’istituto religioso), ma viene poi frazionato in 33 unità abitative. E lì cominciano le note dolenti. Il Comune - siamo nel 2008 - revoca l’abitabilità e ordina lo sgombero. È in quella occasione che scattano i primi ricorsi al Tar che, con una serie di sentenze, accoglie le ragioni di Palazzo civico e dichiara legittimi i provvedimenti. Il Comune propone quindi il ritorno all’attività turistica e i proprietari ci stanno: pronti a riattivare la Rta, chiedono una sanatoria. Via Porta Fabbrica però, stabilisce una condizione: per la destinazione turistica è necessario che tutti i proprietari siano d’accordo. E l’accordo non arriva, sono tre i contrari. Il Comune, solo contro quei 3 , va avanti: con la determinazione 860 archivia il procedimento per tutti quelli che hanno detto sì alla sanatoria, ma accerta «l’avvenuta lottizzazione abusiva» per gli altri 3. Tre che tornano a bussare al Tar e la giustizia amministrativa parla chiaro: se la lottizzazione c’è, c’è per tutti e 33 i proprietari. Il Comune percorre quella strada e applica l’equivalenza lottizzazione uguale acquisizione. Per tutti. Si aprono, quindi, nuovi ricorsi fino all’ultima sentenza, depositata il 20 giugno, che rimescola le carte rispetto a tutte le sentenze precedenti con un ’argomentazione che già era emersa in sede penale. Sì perché la vicenda Doria è finita anche nelle aule di Piazza De Gasperi dove si è conclusa senza condanne. Nè per il titolare della società che ristrutturò l’immobile, nè per chi ha amministrato il residence. Il giudice ha ritenuto che la lottizzazione non c’è stata perché non ha ravvisato contrasto con lo strumento urbanistico.

E quel contrasto non lo ravvisa neppure la terza sezione del Tar di Firenze secondo cui - per citare testualmente - «la trasformazione in senso residenziale della struttura era prevista dalla variante al piano regolatore del 1998 il quale aveva prefigurato tale mutamento...». Per il tribunale la trasformazione in mini appartamenti «non si pone in contrasto con le previsioni dello strumento urbanistico vigenti al momento del frazionamento» e non ha comportato la necessità di opere “collaterali”. Ulteriori fognature o ampliamenti della rete di servizi. Insomma - per sintetizzare - per il Tar la lottizzazione non c’è e sono nulli gli atti che la sanciscono. E senza lottizzazione non c’è acquisizione. Palla al centro. Adesso al Comune tirare il prossimo calcio decidendo se opporsi alla sentenza.

Chiara Sillicani

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