La manifestazione
«Il metanodotto rotto da una benna»
Il consulente dell’accusa ricostruisce l’esplosione di Tresana: una delle valvole non si è chiusa automaticamente
MASSA CARRARA. L’idea che si è fatto l’ingegner Valentino Pistone, consulente dell’accusa per il processo sullo scoppio del metanodotto di Tresana, avvenuta nel gennaio del 2012, è chiara: la benna di una gru ha urtato la tubatura del gas e da lì è scoppiato il pandemonio. «Perché è vero che è partita immediatamente la procedura di emergenza con la chiusura automatica delle valvole, ma una di queste si è inceppata e quindi è dovuta intervenire la squadra reperibile per sigillarla manualmente». Mentre gli operai accorrevano il metano usciva e creava quella cappa che poi ha preso fuoco ed è esplosa, creando la devastazione nella frazione di Mulino. Un operaio che lavorava in un cantiere che si trovava nei pressi del gasdotto, Il ventenne bulgaro, Giorgio Dimitrov, rimase ustionato dopo essere stato investito da una fiammata. Venne portato immediatamente con l’elisoccorso al Cisanello di Pisa, poi all’ospedale Sant’Eugenio di Roma. Ma dopo un mese di agonia era deceduto per le gravi ustioni riportate. Vittima dell'esplosione anche il padre del povero operaio, che fortunatamente aveva riportato solo qualche bruciatura che è guarita con il tempo. Anche se i segni sul suo corpo resteranno indelebili.
A rispondere della sua morte sono sette persone, tra tecnici e dirigenti della Snam e due tecnici della ditta che stava eseguendo lavori presso la centralina del gasdotto: Massimiliano Battisti, 43 anni, di Pesaro, difeso dall’avvocato Giovanni Flora; Marco Luminari, 42 anni, di Grottaglie (Taranto), avvocato Lucio Monaco; Alfeo Goglio, 64 anni, di Melegnano, avvocato Fausto Giunta; Francesco Conedera, 54 anni, di Avellino, avvocato: Vito Nicola Cicchetti; Oreste Manna, 66 anni, di Eboli (Salerno), avvocato Cecchino Cacciatore; Daniele Gamba, 42 anni, nato Bergamo, avvocato Fausto Giunta; Luca Schieppati, 51 anni, nato a Milano, avvocato Fausto Giunta. Le accuse vanno da omicidio colposo, a incendio e disastro colposo.
Come detto l’ingegnere ha spiegato quello che è accaduto dopo la rottura del tubo: «Le valvole controllano tratti di svariati chilometri di tubatura (almeno 15) e quindi dal buco che è stato provocato dalla benna è uscita una grossa quantità di gas. L’aria ormai era satura quando poi c’è stata l’esplosione».
Il giudice Giovanni Sgambati ha rinviato a settembre il processo. Ci sono ancora parecchi testimoni dell’accusa da sentire, anche sarà soprattutto la guerra a colpi di perizia che deciderà le sorti dei sette imputati.
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