Sicurezza
Appaltopoli carcere Notifica sbagliata e reati prescritti
MASSA. Si sapeva che il processo bis sull’appaltopoli nel carcere di Massa sarebbe stato difficile da portare fino in fondo, data l’imminente prescrizione per buona parte dei reati contestati ai...
MASSA. Si sapeva che il processo bis sull’appaltopoli nel carcere di Massa sarebbe stato difficile da portare fino in fondo, data l’imminente prescrizione per buona parte dei reati contestati ai venti imputati. E ieri mattina il collegio che dovrà giudicare le persone finite alla sbarra, oltre all’ex direttore Salvatore Iodice ci sono imprenditori e dipendenti pubblici, ha cancellato una serie di contestazioni perché sono arrivate oltre il tempo massimo. Poi l’udienza è stata rinviata al 9 gennaio per un difetto di notifica a uno degli imputati. Una data scelta di proposito, perché il 7 gennaio altri reati saranno prescritti. Insomma alla fine resterà in piedi solo un capo di imputazione, una concussione che il pm Rossella Soffio contesta a Iodice. E quella non si prescrive.
Il nuovo processo prende le mosse da una nota fatta dal direttore del carcere nel 2011e da tutta una serie di intercettazioni ambientali e telefoniche relative alla maxi mole investigativa svolta intorno alla casa circondariale massese. Il pubblico ministero aveva indicato una ventina di persone che hanno fatto parte dell’appaltopoli. C’era Prospero Santacroce, imprenditore e titolare di alcune delle ditte coinvolte nell'appaltopoli; Stefano Capitanini, socio di Santacroce; i funzionari delle opere pubbliche Carlo Bernardini, Alessandro Giusti e Rosanna Azzolina; gli imprenditori Alessandro Gravello, Luciano Bassi, Ezio Lazzoni, Giorgio Barzotti, Nicola Barzotti, Domenico Arduini, Tommaso Desi, Salvatore Veteri, Massimo Antonelli, Mario Rotella, Roberto Mazzoni, Enzo Margheriti, Mario Margheriti.
Iodice a marzo si è presentato spontaneamente nel carcere di La Spezia dopo il verdetto della cassazione che ha confermato la condanna della corte di appello di Genova a 5 anni e 3 mesi di reclusione per i reati rimasti in piedi fra quelli contestati nell’ambito dell'inchiesta della procura di Massa sugli appalti pilotati - a suon di tangenti, falsi e truffe - nel carcere di via Pellegrini, che lo ha visto responsabile dal 2001 al 2014. Presentandosi senza attendere la comunicazione ufficiale ha evitato che andassero a prenderlo sotto casa le volanti. Nel carcere di La Spezia Iodice ha trovato parte del personale che era stato alle sue dipendenze all’epoca della direzione della struttura. Anche qui un’esperienza caratterizzata da diverse iniziative per il reinserimento sociale dei detenuti. Come ha fatto nel penitenziario di via Pellegrini, dove è sempre stato benvoluto: da chi stava ai suoi ordini e dai reclusi. Durante tutta questa vicenda si è sempre professato innocente, respingendo le accuse che il sostituto procuratore Rossella Soffio e gli uomini della squadra mobile gli hanno contestato. Raccogliendo le prove che sono servite a convincere i collegi di primo e secondo grado e infine la cassazione. L’ex direttore è in attesa di essere assegnato ai servizi sociali, probabilmente se ne parlerà alla fine dell’estate però.
Adesso per Iodice c’è questo secondo processo con la contestazione di una concussione. Che il suo legale, l’avvocato Riccardo Balatri, è convinto di dimostrare non sia mai esistita. A gennaio dovrebbe iniziare il dibattimento, con i primi testimoni dell’accusa.
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