Il Tirreno

Salviamo il Monte Sagro: petizione degli ambientalisti

Salviamo il Monte Sagro: petizione degli ambientalisti

Il coordinamento che raggruppa le associazione ribadisce il no ai camion del marmo e lancia una iniziativa nazionale per inserire la montagna tra i luoghi del cuore della Fai

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FIVIZZANO. «Il Parco regionale delle Alpi Apuane è il Parco della vergogna». Non usano mezzi termini dal Coordinamento apuano (che raggruppa Cai, Legambiente, Italia Nostra, ReTe dei Comitati per l difesa del territorio, Wwf, Fai, Società dei territorialisti, associazione Amici delle Alpi Apuane Salviamo le Apuane, Salviamo le Alpi Apuane) per commentare il protocollo d'intesa sulla viabilità di accesso ai siti estrattivi del monte Sagro e del monte Borla. Il Parco è stato l'ente che ha individuato la nuova viabilità (quella che da Campocecina taglia per le cave del Morlungo e porta poi a valle verso la Strada dei marmi); il Comune di Fivizzano dovrà realizzare il progetto esecutivo. Nel frattempo il Comune di Carrara permetterà il passaggio dei camion dal centro (la Lugnola) per permettere la ripresa dell'attività estrattiva nel monte Sagro.

«Con questo accordo gli enti firmatari - commentano dal coordinamento - sostengono l'interesse privato di concessionari che per anni hanno sistematicamente violato le leggi comunitarie e disatteso le prescrizioni del Parco in materia di stoccaggio dei detriti, di smaltimento della marmettola e degli olii esausti, inquinando e devastando una zona tutelata per la presenza di Sic e di una Zps, ad un'altitudine superiore ai 1200 metri.

I nostri amministratori, invece, di perseguire e realizzare il bene collettivo, nascondendosi dietro l'alibi della perdita di pochi posti di lavoro, premiano i fuorilegge e i loro sostanziosi profitti. Un mondo capovolto - continuano - e immorale che vuole continuare l'escavazione in siti estrattivi che producono per la quasi totalità detriti per il carbonato di calcio delle multinazionali». Ma gli ambientalisti si scagliano soprattutto contro il Parco, l'ente che dovrebbe tutelare l'ambiente per antonomasia, tornando a chiedere alla Regione le dimissioni del suo presidente, Alberto Putamorsi.

«La deriva immorale del Parco - dicono - è ormai senza controllo e questo scandalo deve cessare per uscire da una situazione di vischioso legame tra amministratori, imprenditori e organi direttivi dell'ente Parco. In una società civile non è tollerabile che il presidente di un ente preposto alla tutela di un'area naturalistica privilegi l'attività imprenditoriale del marmo e faccia finanziare i propri libri dai concessionari (il presidente del Parco ha pubblicato recentemente pubblicato un libro finanziato n parte dagli imprenditori del marmo, ndr), non è ammissibile che il vicepresidente sia un dipendente di una multinazionale del marmo, né giustificabile che il consiglio direttivo sia formato da persone (eccetto la rappresentante degli ambientalisti) senza margini di autonomia di azione e di pensiero; né pensabile che l'organigramma tecnico dell'ente sia inamovibile in eterno con un direttore tecnico a vita e con i funzionari, soprattutto, quelli preposti al rilascio dei nulla osta, che non cambiano mai di mansione».

Da questi presupposti nasce la nuova campagna del Luogo del cuore, dove il coordinamento sceglie il monte Sagro, invitando a votare la petizione sul sito della Fai.

Melania Carnevali

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