Il Tirreno

Caro affitti e tasse il negozio trasloca in strada e on line

Confesercenti: gli ambulanti crescono ma guadagnano meno E sempre più persone tentano il rilancio vendendo sul web

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MASSA. Certo il più oggettivo dei dati è il numero. Ma anche quello ha bisogno di letture e interpretazioni. È quello che fa Paolo Arpagaus, presidente provinciale di Confesercenti: legge e analizza il rapporto economia, steso dall’istituto studi e ricerche della Camera di commercio, e tira le somme. Con una premessa: il commercio è in seria difficoltà, non riesce ad alzare la testa e anche quando il dato appare positivo esiste comunque un’altra - e meno incoraggiante - faccia della medaglia. È il caso del commercio ambulante che vede crescere il numero di chi lo pratica, ma diminuire i fatturati.

«Lo studio - Arpagaus entra nel vivo - dimostra che il settore sta ancora attraversando un periodo molto critico. Il saldo aperture e chiusure rimane negativo; alcuni settori riescono a reggere meglio di altri, in particolare bar e ristoranti, ma gli effetti della famosa ripresa sul territorio apuano tardano a raggiungere il medio e piccolo commercio con una contrazione del fatturato che si attesta sul 4%, un dato significativo da notare è che anche la grande distribuzione perde il 2 %».

Poi l’analisi dell’eccezione: il settore degli ambulanti tiene il mercato registrando, negli ultimi 5 anni, un incremento di circa 300 attività, pari al 30 % e doppio rispetto alla media toscana. La maggior parte delle attività ambulanti sono localizzate in Lunigiana, in particolar modo nei comuni di Tresana, Mulazzo e Filattiera.

«Solo per fornire alcuni numeri - Arpagaus scende nel dettaglio - la nostra provincia ha il 40% in più degli ambulanti di Arezzo, il doppio di Grosseto, il triplo di Siena. Anche se occorre sottolineare - ecco l’altra faccia della medaglia - che l’ambulantato nel 2015 ha perso il 10% del fatturato. La crescita del commercio ambulante, anche in tempo di crisi, è spinta dalla componente straniera ed in particolare extracomunitaria poiché - aggiunge Arpagaus - questo tipo di attività rappresenta la via più semplice per la permanenza nel nostro paese». La crisi c’è, i cordoni della borsa sono stretti, ma si torna a spendere qualcosa di più nell’alimentare che segna un +0,9% con ampie oscillazioni, però, all’interno delle singole categorie. Registrano, infatti, un pesante segno meno le pescherie che perdono l’11,6%. Vanno alla grande, invece, le panetterie con un + 17,2 % .

A segnare il commercio in sede fissa - secondo Arpagaus- sono i costi di inizio attività, le tasse, le tariffe e i prezzi degli affitti arrivati alle stelle, «fattori che - secondo Confesercenti - spingono i settori commerciale e turistico fuori dai negozi, verso la strada (è il caso degli ambulanti) e il web. E ridisegnano i contorni delle nostre città, in particolare dei centri storici, dove i negozi continuano a diminuire, sostituiti solo parzialmente da pubblici esercizi e attività ambulanti».

Tiene sostanzialmente il comparto del turismo, che nel 2015 registra una leggera ripresa, +0,7% di presenze. Il contributo importante per l’ottenimento di questo risultato è dato dagli alberghi di fascia più elevata che registrano un + 10% di presenze, dai B&B e affittacamere +13% di presenze e dai campeggi che, nonostante il calo degli arrivi, registrano un +1,4 di presenze grazie all’allungamento della permanenza media della clientela.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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