Il Tirreno

«Qui non va bene nulla». E ammaina la Bandiera Blu

di Chiara Sillicani
Oreste Gaspari mostra la spiaggia davanti al suo chiosco
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Oreste Gaspari mostra la spiaggia davanti al suo chiosco

Oreste Gaspari, titolare di un chiosco, si rifiuta di far sventolare il vessillo. L’assessore Berti: i parametri ci sono, gesto isolato che comunque rammarica

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MASSA. Si sono presentati due addetti comunali e gli hanno spiegato che dalle nostre parti le acque sono di qualità, i servizi ci sono, l’educazione ambientale si fa. Tanto che - hanno aggiunto - la Fee, la federazione no profit per la tutela dell’ambiente, ci ha assegnato la Bandiera Blu, vessillo di una costa a quatto stelle. Lo hanno quindi invitato ad affiggere il manifesto che illustra la bandiera e a farlo svolazzare anche nel suo chiosco quell’importante panno blu. Così, del resto, impone il disciplinare per l’assegnazione della bandiera. E lui, senza mezzi termini, ha risposto con un secco e colorito “no”.

Oreste Gaspari, 73 anni di cui 45 trascorsi sulla riva, gestisce l’Angolo del mare, nel tratto di litorale tra la ex colonia Ugo Pisa e l’alberghiero. La concessione non è sua: la titolarità ce l’ha il Comune che, proprio come accade per le spiagge libere attrezzate, la cede a terzi dietro pagamento - è chiaro - di una cifra pattuita. Oreste Gaspari sta dietro il bancone: è l’uomo dei gelati e delle focaccine, delle bibite e dei caffè. Il mare lo conosce e conosce soprattutto quello di Casone, ha visto il boom e il declino, l’invasione tedesca e la spiaggia che arretra di fronte all’avanzata inarrestabile del mare. Ed è arretrata così tanto che Oreste - è lui a ricostruire gli ultimi anni di lavoro - ha deciso di tenere la concessione del chiosco, ma di rinunciare a quella per la spiaggia retrostante: «Cosa me ne sarei fatto? Ormai - motiva la sua scelta - di sabbia non ce n’è, qui è soltanto un ammasso di sassi. E adesso che non sono più io il concessionario - rincara - a pulire quel tratto di litorale non ci pensa nessuno, così tra i massi finisce parecchia sporcizia. È frequente - aggiunge - che qualcuno si faccia male ai piedi con legni e legnetti e io lo so bene perché chi si ferisce viene da me a chiedere cerotti: ne consumo tre pacchi ogni settimana. Questo dà la misura del problema».

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Insomma, per Oreste Gaspari il tratto di arenile in cui lavora le caratteristiche per sventolare la Bandiera Blu non ce l’ha: «Questo sembra un gabinetto - il concessionario alza i toni - e io davvero non me la sento di esporre la bandiera. Non voglio che mi si prenda in giro chiedendomi di farlo e non voglio, a mia volta, prendere in giro i turisti vendendogli un prodotto che non c’è. Vengano pure ancora a chiedermi di esporre la bandiera, ma non lo farò. Io - e conclude - questo tratto di arenile l’ho visto rovinato, anno dopo anno, altro che bandiera».

Un no secco, senza disponibilità a mediare, quello di Oreste Gaspari. Gesto che lascia Uilian Berti, vicesindaco, con delega all’ambiente, «stupito e rammaricato. È davvero un peccato - motiva il rammarico - faticare così tanto per promuovere il nostro territorio. Ricordo che la Bandiera Blu è una certificazione di qualità ambientale che valuta una serie di parametri tra cui la balneazione. Il territorio i parametri li ha e per la prima volta si è conquistato la bandiera che non solo accerta la qualità ambientale, ma - aggiunge Berti - è anche strumento di marketing per il nostro territorio. Quello del chiosco è comunque un caso isolato che mi meravigliano, a fronte del grande apprezzamento delle categorie con cui collaboriamo gomito a gomito». Messaggio chiaro: il vicesindaco si stupisce di chi - spiega - rifiuta riconoscimenti e non si promuove. Ma Oreste Gaspari è invece convinto che da promuovere ci sia poco o nulla.

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