La manifestazione
Mattia e le due volanti prese a sprangate
Gli agenti raccontano la sera che sono intervenuti in forza per fermare uno degli imputati
MASSA. A sentire le testimonianze del processo sulla faida dei Poggi si può pensare a Gomorra, a quello che succede nella serie televisiva di Sky. Senza esagerare, senza calcare la mano per fare sensazione. Basta sentire quello che ha raccontato uno degli agenti che era intervenuto dopo che avevano sparato contro l’abitazione dei Ricci: «Mattia ha spinto un mio collega e lo ha fatto cadere, poi è salito in casa e ha preso una spranga e con quella ha cominciato a colpire le nostre volanti e urlava al padre di non parlare con noi». Quella sera in questura scattò un vero e proprio allarme, con agenti fuori dal servizio richiamati perché la situazione stava sfuggendo di mano.
Ma c’è di più. Ascoltando Sara, una giovane che è stata fidanzata con un altro personaggio noto alle cronache giudiziarie locali, Giacomo Pucci, si ha uno spaccato impressionante di quello che accadeva ai Poggi: «La notte del 23 ottobre 2013 hanno fatto esplodere la mia Smart. È andata completamente distrutta perché l’ordigno era stato arricchito dai chiodi. Io e Giacomo ci eravamo lasciati, perché lui aveva deciso così. Ma poi io mi sono messa con un altro ragazzo e lui voleva tornare con me. L’auto è saltata in aria in quel periodo, ma io non so chi possa essere stato e la denuncia non l’ho fatta perché non potevo indicare nessuno». Il pm Alberto Dello Iacono però un’idea se l’è fatta, così come la squadra mobile, e contesta anche questo alla gang dei Ricci: «Pablo e Mattia erano amici di Pucci, vero?», domanda. E la giovane ammette: «Sì, quando stavamo insieme uscivamo spesso. Soprattutto nei fine settimana, partite a calcetto oppure pizzate».
Ma ci sono altre vetture saltate in aria e bruciate. Come quelle quattro date alle fiamme in via Pellegrini, dalle parti del carcere. Sono i condomini di quella palazzina e i proprietari delle macchine a raccontare quel 30 giugno 2015: «Mi sono svegliato dopo aver sentito le sirene, dalla terrazza ho visto la mia auto bruciare». Stesso racconto ripetuto quattro volte.
Prossime udienze già fissate per il 22 luglio e il 19 settembre.
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