Il Tirreno

Donne imprenditrici

Marmo e lastre? Una cosa da donne (anche con i tacchi)

Monia Spinetti e Francesca Vatteroni davanti alle casse di marmette pronte per essere spedite
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Monia Spinetti e Francesca Vatteroni davanti alle casse di marmette pronte per essere spedite

Francesca e Monia hanno rilevato l’ azienda di famiglia che rischiava di chiudere i battenti. La loro sfida

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Hanno dovuto cominciare da principio. E imparare tutto. Da come si riconosce un blocco, in cava, alla percentuale di “sfrido” (la parte di materiale che si perde durant ela lavorazione) fino alla filagna, il bianco tagliato a tre centimetri, la misura standard per le mattonelle di marmo, che per chi lavora nel distretto del lapideo si chiamano “marmette”. Non si sono perse d’animo Francesca Vatteroni, 34 anni, una laurea in linguistica, un master in filosofia e un’esperienza di lavoro a Roma come adattatrice per i doppiaggi e Monia Spinetti, 46 anni, archeologa e mamma.

Due donne diverse e un obiettivo comune: non far chiudere l’azienda dei loro padri, quella Gidora nata sedici anni fa (con tre operai all’attivo) che nel giugno scorso è passata a una gestione tutta femminile, quella di Francesca e Monia. Una piccola azienda che produce marmette e lavorati, una delle tante che a Carrara stanno scomparendo schiacciate da crisi e concorrenza. Francesca e Monia hanno deciso di investire sul marmo, di portare avanti la tradizione di famiglia e, entrambe, hanno sentito il richiamo del marmo. Proprio così. Le due amiche hanno deciso di fare tutto da sole, dalla contabilità alla scelta dei materiali fino ai contatti con i clienti e i fornitori. Certo, sono stati aiutate rispettivamente dal padre di Francesca, Paolo, e dal marito di Monia, Luca. Ma solo all’inizio.

Adesso camminano con le loro gambe. E pure sui tacchi: «Per fare questo lavoro non è necessario rinunciare alla propria femminilità- spiega Francesca - Certo metto spesso i jeans, ma non rinuncio al tacco». E Monia parla dell’accoglienza che hanno avuto dai colleghi uomini: «Sono sempre molto gentili, non abbiamo mai avuto problemi. Certo all’inizio non è stato facile ad esempio scegliere i blocchi in cava. Noi guardavamo solo che fossero bianchi. Poi abbiamo imparato a considerare molti altri particolari». Così, passo dopo passo, dal giugno scorso, Francesca e Monia hanno cominciato a ingranare. E passo dopo passo adesso hanno dato la loro impronta all’azienda di via Carriona. A cominciare da un cartellone di ingresso, tutto nuovo (la ditta si trova accanto a quella del fratello gemello Giovanni, la Cmt), un sito internet, che prima non esisteva, e, visto che i particolari contano, anche un ufficio in ordine perfetto. «Noi un futuro in questo lavoro lo vediamo eccome - dicono all’unisono Monia e Francesca - di azienda come la nostra ce ne sono poche perchè purtroppo è un lavoro che si sta perdendo. Il valore aggiunto su cui bisogna puntare è la qualità, quel made in Carrara che resta molto apprezzato nel mondo».

E per quel che riguarda al concorrenza, e in particolare quella dei produttori cinesi che si fa sentire soprattutto nella produzione base del marmo (lastre e lavorati appunto) Monia e Francesca sono pronte a giocare le loro carte. «Certo la concorrenza c’è e quella cinese è molto forte - spiegano - ma Carrara ha dalla sua tradizione e qualità. Sono questi i valori aggiunti che fanno la differenza e che devono continuare a farla». Francesca e Monia, intanto guardano avanti. Dopo i primi mesi di fatica e ambientamento è già arrivato il tempo dei progetti. E dei nuovi investimenti. A cominciare da una macchina nuova che troneggia nel laboratorio. «Ce la stiamo mettendo tutta e, con una buona organizzazione (tutta al femminile viene da aggiungere) riusciamo a fare tutto, a badare alla casa e alla famiglia e a ritagliare un po’ di tempo anche per noi - concludono le due titolari della Gidora - E, quando siamo a casa o usciamo a cena con le amiche riusciamo a non parlare di commesse, ordini e lastre di marmo».

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