Sicurezza
Feto morto a Montepepe, condannato il ginecologo
Sei mesi di reclusione (sospesi) e il pagamento delle provvisionali alle parti civili Il giudice Fabrizio Garofalo ha accolto quasi per intero la richiesta del pm
MASSA. «Massimo rispetto per le decisioni del tribunale ma aspettiamo di leggere le motivazioni del giudice per capire il perché di questa condanna. La perizia del dottor Bertorello non lasciava dubbi sull'innocenza del mio assistito». Andrea Verona è l'avvocato che difende Roberto Marrai, il ginecologo versiliese accusato per la morte di un neonato all'ospedale di Montepepe. Il fatto risale a cinque anni fa, ieri è arrivata la sentenza di primo grado da parte del giudice Fabrizio Garofalo del tribunale di Massa: Marrai è stato condannato a sei mesi di reclusione (pensa sospesa) e al pagamento della provvisionale a favore delle parti civili. «Non si esulta mai per una condanna di omicidio colposo nell'ambito della “malasanità”» commentano Massimo Ansaldo e Matteo Ridofi, avvocati di parte civile di quelli che sarebbero stati i genitori del piccolo, il fratellino e i nonni. Le parti civili hanno scelto di tenere un profilo basso e si rimettono al proseguimento dell'indagine. Un proseguimento che a quanto pare ci sarà perché il giudice Garofalo ha chiesto di trasmettere gli atti alla procura. «Una condanna in ambito sanitario è un dramma nel dramma - hanno aggiunto i due legali - ma questa sentenza di primo grado riconosce che c'è una responsabilità per la morte di quel bambino. La parti civili non cercano vendetta, non si allevierà mail il dolore per i genitori, quello che abbiamo sempre voluto è capire le responsabilità».
Una responsabilità che la sentenza del giudice Garofalo individua, almeno per ora, nel dottor Marrai, di turno quella notte all'ospedale di Montepepe. Con le carte in mano alla procura, non è detto però che non saltino fuori altri nomi per il banco degli imputati. E' evidente che qualcosa quella notte non ha funzionato. E ad oggi l'unica certezza è che un bambino è nato morto.
L'antefatto. E’ il 5 settembre 2011. Una giovane madre si presenta al pronto soccorso convinta che il bambino che cresceva dentro di lei da nove mesi stesse per nascere. Si sottopone ad un primo tracciato che porta la firma del dottor Marrai che però non ritiene sia giunto il momento per portarla in sala travaglio. Secondo l'ipotesi dell'accusa la giovane ha aspettato in macchina fino alle 6 del mattino dilaniata dai dolori prima di essere ricoverata. Troppo tardi però, perché nel secondo tracciato il battito del bambino non si sentiva più.
Il ginecologo e il suo legale hanno puntato la difesa sul fatto che il medico non era in ospedale quando il feto è nato morto, non è stato lui a fare il secondo tracciato. Difesa che poi ha trovato manforte nella perizia di consulenza di Guido Bertorelli, nominato proprio da Garofalo, che si è più volte espresso ribadendo che Marrai si era attenuto alle linee guida previste in questi casi.
Il clima alla vigilia della sentenza, arrivata ieri nell'aula del giudice Garofalo, faceva presagire che la perizia del ginecologo per il ctu avrebbe pesato in modo significativo a favore dell'imputato. Ma a quanto pare non è stata sufficiente a convincere il giudice del tribunale di Massa che ha accolto quasi in pieno la richiesta del pm, Alessandra Conforti, che aveva chiesto per Marrai una condanna a otto mesi.
Marrai e il suo legale annunciano battaglia, l'avvocato Verona, infatti, ha già anticipato che ricorrerà in appello; intanto si attendono le motivazioni della sentenza.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google