Proteste
«A fine mese ci sfrattano e mio padre è malato»
MARINA DI MASSA. Un momento difficile della vita può rovinartela per sempre? E' questo che teme Vincenzo Tritta, quarantunenne di Marina di Massa. Vincenzo il 21 di questo mese sarà sfrattato dalla...
MARINA DI MASSA. Un momento difficile della vita può rovinartela per sempre? E' questo che teme Vincenzo Tritta, quarantunenne di Marina di Massa.
Vincenzo il 21 di questo mese sarà sfrattato dalla casa dove vive con il padre settantenne.
Padre che non sta bene, è un cardiopatico grave che ha da poco subito un trapianto della valvola mitrale.
Il 21 giugno si avvicina inesorabilmente e il padre di Vincenzo sente questa data come una spada di Damocle sulla testa, già due i malori nell'ultimo periodo.
«Mi sento un fallito e mi sento in colpa per mio padre» commenta Vincenzo che oltre con i sensi di colpa, sta vivendo un'odissea personale rimbalzato da un ufficio all'altro dove continua a fare la stessa domanda: «Qualcuno può dirmi cosa devo fare per non finire in mezzo ad una strada?».
Partiamo dall'inizio.
Circa otto anni fa Vincenzo viene investito sulle strisce pedonali, i danni che l'incidente gli lascia sono permanenti, gli viene riconosciuta un'invalidità al 47 per cento.
Non può più fare tutto ciò che faceva prima anche in ambito lavorativo. Nell' ottobre 2015 perde il lavoro. Di qui ha inizio il suo calvario. I soldi iniziano a mancare e le bollette si accumulano, i primi avvisi, poi la sentenza: il 21 giugno lo sfratto diverrà esecutivo.
Trovare una casa non è una passeggiata: i prezzi durante la stagione estiva lievitano, le disponibilità sono poche, Vincenzo non ha sufficiente liquidità per sostenere la spesa di due mesi di affitto anticipato come molti locatori chiedono. Così inizia il tam tam: assistenti sociali, Comune, di nuovo assistenti sociali, patronato, ecc. E a prescindere dalle argomentazioni la sostanza è sempre stata la stessa: «Senza casa non possiamo aiutarti».
«Mi hanno dato tutti la stessa risposta: non possiamo fare niente. Io - riprende Vincenzo - non sto chiedendo l'elemosina, chiedo solo un aiuto per riprendere in mano la mia vita e se anche non avessi diritto al contributo del Comune, almeno che qualcuno mi dicesse cosa devo fare, quali passi per evitare di finire a dormire in macchina alla fine del mese».
Questo, infatti, lo scenario che si prospetta a Vincenzo e suo padre: «Io posso anche dormire in macchina ma mio padre morirebbe» - dice con l’aria di chi sa che la situazione è precaria ma di fare compassione proprio non ne ha voglia.
Vincenzo ha scoperto solo in questi giorni che la Caritas diocesana può almeno garantire un pasto ad entrambi con i pacchi alimentari.
«Sono caduto dalle nuvole quando i volontari della Caritas mi hanno parlato dei pacchi alimentari: io e mio padre da mesi accantoniamo la pasta, quando i soldi finiscono la facciamo bollita.
Mio padre ha una pensione d'invalidità di 500 euro e tolte le detrazioni resta poco.
Ma perché gli assistenti sociali non mi hanno indirizzato subito verso questi aiuti?».
Passando da una poltrona all'altra dei vari uffici, Vincenzo non ha trovato nessuno che abbia saputo dire lui cosa fare, a chi rivolgersi per evitare lo sfatto e di qui il suo appello: «Sorvolando che la casa è un diritto, io non voglio delegare agli altri i miei problemi.
Magari però c'è qualcuno che ha una casa da affittare, un lavoro qualsiasi da farmi fare. Chiedo una possibilità di vivere dignitosamente per me e mio padre».
Il 21 giugno si avvicina. Contattare la stampa è stato un altro gesto disperato di un uomo che passa le sue giornate a bussare alle porte in cerca di un aiuto e che la sera riscalda la pasta avanzata che divide con il padre malato.
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