Sicurezza
Uccise per un parcheggio condanna confermata
La lite al Molino di Sorgnano. Un pugno al vicino che venne colto da malore Appelli e ricorsi ma per la Cassazione la pena resta di quattro anni e sei mesi
CARRARA. La lite per un parcheggio, fra vicini di casa, in una piccola grazione di Carrara, Molino di Sorgnano. Una discussione che, nel dicembre di otto anni fa, finì in tragedia: Vittorio Gasparotti, pensionato di 65 anni all’epoca dei fatti, morì dopo la discussione e dopo aver rimediato dal vicino, Stefano Ferrari allora ventinovenne, un pugno in faccia. Secondo la ricostruzione dei fatti, Gasparotti doveva uscire con l'auto dal parcheggio a lui riservato in quanto cardiopatico, e aveva chiesto al giovane vicino di casa di spostare la macchina che gli rendeva difficile la manovra. Fra i due era nata una discussione, finché il giovane aveva colpito con un pugno l'anziano, seduto al posto di guida con il finestrino abbassato. L'uomo si era poi allontanato in auto, e poco dopo si era sentito male: aveva a fianco la sua compagna che lo aveva soccorso. Il pensionato era stato portato al pronto soccorso, ma per lui non c'era stato nulla da fare.
La vicenda è finita in tribunale. In primo grado, nel luglio del 2010, Stefano Ferrari venne condannato con giudizio abbreviato a cinque anni di reclusione con l’accusa di omicidio preterintenzionale. Il pubblico ministero, Rossella Soffio, aveva chiesto a suo carico 12 anni di reclusione (otto con lo sconto previsto dal rito prescelto), ritenendo il 31enne colpevole di omicidio preterintenzionale, con le aggravanti dei futili motivi e delle condizioni di salute della vittima.
A seguito dell’impugnazione dell’imputato e del pubblico ministero il 10 giugno del 2011 la Corte di Assise di Appello ha assolto l’imputato per l’insussistenza del fatto. Ritenendo cioè che non dosse emersa in modo certo la prova del contatto fisico tra l’imputato e la vittima e che fosse dubbia quindi l’esistenza del nesso di casualità «tra la pretesa percossa da parte dle primo e la morte della seconda».
La quinta sezione penale della Corte di Cassazione, ha annullato, con sentenza del 5 giugno 2013, la sentenza impugnata con rinivio per nuovo esame alla Corte di assise di appello di Milano. E proprio dla nuovo esame era emerso che l’omicidio preterintenzionale «era configurabile pure quando la porte fosse conseguenza non di una percossa o di una lesione ma di una condotta diretta a provocare percossa e lesione».
Arriva quindi la sentenza del 1 aprile del 2014, con cui la Corte di assise di Appellod i Milano, in parziale riforma della sentenza di primo grado, ha ridotta la pena inflitta all’imputato a quattro anni e sei mesi.
A questo punto del lungo iter processuale c’è un nuovo ricorso, per cassazione da aprte dell’imputato, che chiede l’annullamnento della sentenza. Ricorso che la Corte di Cassazione ha rigettato, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese sostenute dalla parte civile (4mila euro). In sostanza è stato riconosciuto il nesso casuaole fra la lite avvenuta nel parcheggio per disabili a Molino di Sorgnano e il malore fatale che ha stroncato la vita del pensioanto. Un nesso di casualità che sarebbe avvenuto anche in caso di mancnaza di contatto fisico, solo a seguito dello stress subito dalla vittima
Una vicenda lunga, dal punto di vista processuale, e la conferma della condanna. Questo l’epilogo di una lite per l’ucita da un parcheggio.
(a.v.)
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