Sicurezza
Mense scolastiche ventiquattro cucine che fanno l’eccellenza
Il Comune: il pasto si prepara dove si consuma. È una rarità E due controlli al giorno su quello che mangiano i bambini
MASSA. Se le somme si tirano sempre in fondo, il Comune si dà tempo, lascia che l’anno scolastico sia chiuso (è agli sgoccioli per l’infanzia), poi si mette intorno ad un tavolo, fa il punto e decide di togliersi parecchi sassolini dalle scarpe. Perché quando si parla di mense e refezione scolastica, davvero non ci sta a sentir sollevare dubbi e perplessità, non ci sta perché - spiega Silvana Sdoga che su mense ed istruzione ha la delega - il servizio è di qualità, monitorato e sottoposto ad una media di 2 controlli al giorno. Un servizio - a rincarare la dose è il sindaco Alessandro Volpi - su cui l’amministrazione ha deciso di investire: «Di fronte ad un numero sempre maggiore di Comuni che scelgono di far cucinare il pasto in un unico punto di cottura per poi distribuirlo alle scuole, noi abbiamo mantenuto 24 cucine. È questo il primo dato a conferma dell’eccellenza». Ventiquattro cucine con i fornelli accesi e il pasto consumato a due passi dal luogo in cui è preparato per un costo complessivo - stando al bilancio di previsione - di oltre 2,5 milioni annui.
Eccellenza confermata anche - l’amministrazione lo sottolinea e la ditta Gazzoli gli fa eco - dai controlli dei Nas: «Durante l’anno hanno fatto verifiche in 3 cucine. E nei verbali certificano regolarità degli ambienti e qualità massima degli alimenti». Una regolarità confermata dai controlli capillari: 153 li hanno fatti gli addetti comunali, 20 volte a “mettere il naso” nelle cucine è stata l’azienda sanitaria, una quarantina di volte a tenere d’occhio fornelli e dispense hanno pensato le mamme della commissione mensa. Centinaia di verifiche le ha fatta la stessa ditta Gazzoli. Senza dimenticare le analisi e controanalisi dell’acqua.
Il Comune ha scelto, infatti, di dire addio alle bottigliette per passare all’acqua “del sindaco” e se di fronte alla decisione si sono alzate le barricate, la scelta l’amministrazione la rivendica. E non soltanto nel segno del rispetto per l’ambiente, ma anche perché - spiega Marco Bracci, responsabile della Gazzoli - l’acqua del «rubinetto rappresenta un prodotto fresco, rispetto alla minerale che viene imbottigliata e consumata mesi più tardi, con l’aggiunta degli indispensabili additivi». Acqua - rincara Silvana Sdoga - sottoposta a numerosissimi controlli cui recentemente si sono aggiunte ulteriori verifiche da parte di Gaia. Archiviato il capitolo acqua, c’è un altro sassolino che l’amministrazione proprio deve togliersi dalle scarpe e riguarda le date di inizio e di fine del servizio mensa. Se al nido si mangia fino al 30 giugno, alla scuola di infanzia dal 17 giugno l’uscita pomeridiana non c’è più: la mensa è sospesa e a metter su l’acqua penseranno mamme e papà. Che dovranno organizzarsi anche all’inizio del prossimo anno scolastico perché le tavole a scuola si apparecchieranno dal 26 settembre (per primaria e infanzia) e dal 5 ottobre (per le medie). Il Comune, però, non ci sta a vedersi puntare il dito contro: è l’assessore Sdoga a ribadire che «la scelta su inizio e fine del servizio compete alle scuole. E negli istituti - aggiunge - ci sono gli strumenti e le sedi per influire sulle decisioni».
Insomma, il Comune - per perafrasare - mette in campo una squadra che punta su fuoriclasse, ma decidere quando si fischia la fine del match spetta agli istituti comprensivi.
Chiara Sillicani
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