La manifestazione
Lei è diventata abogado, agenzia finisce a processo
MASSA. L’accusa è di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, ma la denuncia presentata dalla aspirante avvocato era per truffa. Reato che la guardia di finanza, ascoltando le registrazioni delle...
MASSA. L’accusa è di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, ma la denuncia presentata dalla aspirante avvocato era per truffa. Reato che la guardia di finanza, ascoltando le registrazioni delle telefonate intercorse tra l’imputato e la parte civile, non ha ravvisato. In pratica il titolare dell’agenzia di formazione, dall’altro capo del telefono, chiedeva il saldo del compenso che gli spettava - dice la difesa rappresentata dall’avvocato Riccardo Balatri -, per aver sbrigato la pratica della cliente facendole superare il primo step per diventare avvocato - anzi abogado - dando l’esame in Spagna. Per il secondo step però serviva il certificato (la pergamena) che aveva l’agenzia e che con varie scuse non ha consegnato per due o tre volte alla cliente. Da qui una serie di mail e di lettere scritte dai legali di entrambi. Fino alla dencia vera e propria.
Ma perché l’esame in Spagna? È veloce, ci si impiega in media una decina di mesi; è sicura, il meccanismo è ben oliato; è legale, la permette la normativa europea; e, soprattutto, consente di dribblare l’esame per l’abilitazione in Corte d’Appello, eliminando così il rischio di frustrazioni da insuccesso. Il consiglio nazionale forense, l’apice dell’Avvocatura, giudica tale pratica quasi disdicevole, o peggio, «un abuso del diritto europeo». Oltre a questo rimbrotto professionale l’altro neo è che è un po’ costosa: in media seimila euro, se ci si appoggia ad un’agenzia specializzata. Come ha fatto la ragazza che ieri ha testimoniato davanti al giudice Giovanni Sgambati. Balatri ha incalzato la collega - perché alla fine ha superato l’esame - più volte per dimostrare che il suo assistito ha chiesto soltanto il pagamento dell’onorario per il lavoro che aveva svolto. La seconda tranche del pagamento pattuito: poco meno di tremila euro.
L’agenzia di formazione sfrutta una normativa europea, la direttiva sul diritto di stabilimento, che l’Italia ha recepito nel 2001, e che è stata pensata per consentire agli avvocati dei paesi comunitari di svolgere l’attività forense in uno stato europeo diverso da quello nel quale hanno conseguito il titolo professionale.
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