Gioco
Rubata scultura di marmo nella chiesa di San Remigio: è un furto su commissione
I tre cherubini sono di Giovanni Baratta e sono catalogati dalla Soprintendenza. I ladri sono entrati di notte e sono andati a colpo sicuro. Indagano i carabinieri
Furto sacrilego nella chiesa dedicata a San Remigio nel capoluogo dove è stata rubata la sommità in marmo del tabernacolo di uno degli altari presenti nel luogo di culto. Non è noto quando sia accaduto ma ad accorgersi della sparizione dell’opera di pregio del Settecento sottratta da uno degli altari presenti all’interno della chiesa che custodisce le reliquie di San Remigio.
È stato don Michele Bigi, parroco della chiesa di San Remigio, ad avvisare i carabinieri che qualcuno si era introdotto in chiesa e aveva portato via un gruppo scultoreo in marmo bianco dell’artista Giovanni Baratta: tre cherubini di venti centimetri di altezza che risalgono al XVII secolo. Un’opera catalogata dalla soprintendenza dei beni artistici di Pisa e di un valore che è perfino difficile da quantificare. Si tratta di un furto su commissione, senza ombra di dubbio: qualcuno ha chiesto ai malviventi di portare via la scultura per mettersela in casa oppure per rivenderla all’estero.
Anche se questa seconda ipotesi è più difficile, visti i rigidi controlli che ci sono in questo senso. La scultura si trovava nell’altare della Madonna del Suffragio, impreziosito da un’altra opera di Baratta, un bassorilievo raffigurante la Vergine che assiste alla scena di un angelo che salva un'anima sofferente del Purgatorio. Proprio sotto c’erano i tre cherubini, appoggiati sul tabernacolo. Probabilmente il colpo è avvenuto verso la fine del mese di maggio ed è passata inosservata per diversi giorni in quanto il tabernacolo preso di mira era posizionato in una zona semi nascosta della chiesa.
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Un episodio che ha destato sdegno e allarme in tutta la comunità di Fosdinovo dove la notizia si è propagata in un baleno. E molti i commenti su come sia stato possibile eseguire questo atto sacrilego senza che nessuno si sia accorto di nulla. Anche perché l’opera in marmo trafugata era di una certa consistenza e pesantezza e sicuramente ad agire sono state più persone che poi hanno caricato “il cappello” del tabernacolo su un furgone con il quale hanno fatto perdere le loro tracce. Sulle porte della chiesa prepositurale pare non siano stati riscontrati segni di effrazione quindi è probabile che almeno uno dei ladri si sia fatto chiudere all’interno per poi aprire un ingresso ai complici che aspettavano fuori. Quindi il furto potrebbe essere stato compiuto di notte quando la zona è pressoché deserta. Durante il giorno così come desiderio del parroco le porte della Chiesa restano sempre aperte.
Molto dispiaciuta la sindaca Camilla Bianchi: «Una ferita per la nostra comunità – ha commentato- che come tante altre custodisce con amore queste opere artistiche. Nessuno avrebbe mai pensato che potesse accadere una cosa del genere. Non si può pensare certamente di chiudere i luoghi di Culto per paura di questi episodi, la speranza è quindi che azioni del genere non si ripetano». Commenta don Bigi: «Si tratta di un patrimonio non solo di fede ma anche di cultura e di storia appartenente a tutta la comunità fosdinovese. Il Signore ci insegna a non odiare quindi pregherò anche con chi ha compiuto questo gesto con la speranza che venga restituito quanto sottratto alla comunità di Fosdinovo».
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