Il Tirreno

«Parco della Rinchiostra: c’è l’amianto»

di Melania Carnevali
«Parco della Rinchiostra: c’è l’amianto»

Un fiore all’occhiello della città abbandonato a se stesso. Consiglieri Pd puntano il dito contro il regolamento urbanistico

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MASSA. E' il parco fiore all'occhiello della città, dove è piazzata una delle più belle ville risalenti ai Cybo-Malaspina, la Rinchiostra, che ha l'ambizione di diventare un polo museale da sogno. Eppure lì, tra i maestosi lecci, le gigantesche magnolie, gli spettacolari cedri del Libano che resistono orgogliosi ai tempi e all'uomo, è piazzato un rudere stracolmo di eternit da chissà quanto tempo. Un metro più in là, la «Lavandia», la fontana in marmo bianco di Gigi Guadagnucci, da poco trasferita da piazza Bertagnini (nel centro città) e già dimenticata. I gradini sono ricoperti di foglie secche, l'isolamento sembra adesso un supplizio. Ma no, non è l'unico problema della Rinchiostra. Forse nemmeno il primo. Lì, come ai Quercioli o ai Poggi, ci sono buche, verde incolto, parcheggi mal concepiti. I problemi dei quartieri con la sfortuna di essere fuori dal centro, di essere periferia. A denunciarli, questi problemi, sono i due consiglieri del Pd, Stefano Alberti e Dina Dell'Ertole. Consiglieri di maggioranza che però chiedono conto all'amministrazione comunale di quanto fatto. «In questi tre anni non ho visto fare niente per questa zona - commenta Dell'Ertole - Non una buca risanata, non un miglioramento. Ci sono buche in via Quercioli e in via Paolini in cui si rischiano anche incidenti. Ma sono lì da anni. Viene da pensare che non siano mai stati fatti interventi perché avevano già in mente di trasformare questo quartiere in una zona di vialoni».

Villa Rinchiostra. «Non c'è manutenzione ordinaria», denuncia Alberti: «Alcuni alberi che sono in tutte le fotografie della villa dal 1912 - continua - sono stati tagliati perché avevano il punteruolo rosso. Se ci fosse stata manutenzione, non sarebbe successo. E' un peccato perché come si tocca un albero, si tocca la caratteristica del parco».

Il giardino era stato infatti realizzato a fine Ottocento e nei primi anni del Novecento con una particolare forma: nella grande vasca centrale vennero create quattro vasche più piccole poste al centro delle aiuole suddivise in triangoli. Un disegno che è arte oltreché storia. Adesso gran parte della struttura originaria del giardino è andata persa: solo due delle quattro vasche sono oggi visibili e solo una delle due metà simmetriche dell'antico disegno è giunta ai nostri giorni. «Continuiamo a perdere alberi e storia», lamenta Alberti. Fosse solo questo. All'interno del parco, come detto, c'è una piccola costruzione abbandonata. E dentro di tutto: sedie, rami, plastica, eternit: «Mi domando perché - continua Alberti - quando hanno portato la statua non l'hanno demolita».

Parcheggio in via Rinchiostra. La pavimentazione è completamente distrutta.«Si balla con la macchina - commenta Alberti - E pensare che il Comune incassa ogni anno duemila euro per il rilascio di un accesso permanente a un nuovo complesso edilizio confinante con il parcheggio pubblico che avrebbe dovuto garantirne anche la manutenzione».

Parco pubblico dei Poggi. Un parco per bambini. Sì, ma alti almeno un metro: l'erba arriva infatti a 50 centimetri. I giochi a malapena si vedono. E lungo le strade del quartiere l'erba spunta alta fuori dai marciapiedi.

Segnaletica orizzontale. Il problema maggiore è all'incrocio di via Donne partigiane. Nel regolamento urbanistico è prevista la realizzazione di una rotatoria, ma i due consiglieri chiedono di accelerare i tempi. «Questo incrocio - dicono - è pericoloso. Inoltre andrebbe realizzata una piazza ecologica con lo spostamento dei cassonetti. L'ingresso al quartiere dei Poggi non può connotarsi con i cassonetti della spazzatura».

Regolamento urbanistico da ritoccare. «Non è solo questione di lavori pubblici fatti o non fatti: bisogna uscire dalla logica delle periferie e avere un'idea di città», dicono i due consiglieri. Il riferimento è al regolamento urbanistico, contro il quale i due dem si sono sempre battuti. Non contro lo strumento, ma contro gli Aru, ossia gli ambiti di rilevanza urbanistica: le zone, in altre parole, dove si potrà (se il Ru non dovesse cambiare) costruire. «Speriamo che il sindaco mantenga la promessa e cancelli gli Aru», commenta Alberti. Secondo i consiglieri manca una visione complessiva di quella zona di città: «I cambiamenti- dicono - dovrebbero essere selettivi e non generalizzati».

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