Gioco
Alluvione di Aulla, ora le difese all’attacco
Iniziato il controesame dei periti di parte. Si cercano di smontare le certezze dei tre consulenti
AULLA. Gli avvocati delle parti civili hanno chiesto di puntualizzare alcuni aspetti della loro perizia ai consulenti nominati dal tribunale di Massa per indicare le cause del disastro dell’alluvione che ha messo in ginocchio Aulla il 25 ottobre del 2011, causando anche la morte di Claudio Pozzi ed Enrica Pavoletti. Ma più che altro l’udienza di ieri, davanti al giudice Giovanni Sgambati, è servita per dare il via al controesame dei legali degli imputati ai ctu Carla Chiodini, Giovanni Menduni e Riccardo Fanti.
Ed è qui che si giocherà la vera partita del processo che vede alla sbarra undici persone: il senatore, ed ex sindaco di Aulla, Lucio Barani, i dirigenti della Provincia di Massa-Carrara Giovanni Menna, Gianluca Barbieri e Stefano Michela (indagato anche per il crollo dell’argine del Carrione), Roberto Simoncini, sindaco aullese nei giorni dell'alluvione e il vice primo cittadino Gildo Bertoncini, Giovanni Chiodetti, ex assessore comunale alla Protezione civile e i dirigenti del Comune Franco Testa, Giuseppe Lazzerini, Mauro Marcelli e Ivano Pepe. Perché i consulenti durante l’esame del pubblico ministero sono stati piuttosto dettagliati, indicando responsabilità precise. Chiodini, Menduni e Fanti nelle scorse udienze, con tanto di schermo hanno mostrato la posizione di una trentina di immobili, palazzina per palazzina. Sottolineando come tutte fossero state costruite senza chiedere l’autorizzazione all’Autorità di bacino. Insomma, lì - e cioè nel greto del torrente - non ci dovevano stare.
L’aspetto più importante della spiegazione dei tre periti ha riguardato il letto del torrente Magra che poi ha esondato. Per gli aullesi non era stato pulito a dovere e neppure dragato. Una causa? Non per i consulenti: nemmeno un alveo piatto come il deserto sarebbe riuscito a contenere quell’ondata di piena di portata «catastrofico ed eccezionale». Alberi e piante cresciuti nel letto del torrente per chi ha simulato l’alluvione hanno avuto effetti minimi sulla portata del disastro. Non solo: ictu hanno detto che ponti sul Magra non hanno fatto da tappo al normale scorrere del fiume in piena. La loro perizia ha escluso «un’azione di sbarramento di materiale depositato fra le arcate dei ponti e, con esso, un blocco all’acqua con conseguente esondazione».
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