La manifestazione
Negozio allagato, Comune assolto
Il mobilificio Magazzini del sole chiedeva 80mila euro di danni: ma le fognature non sono responsabili
MASSA. Un forte temporale, ma nulla di più, era bastato per mandare sott’acqua il bazar del mobile e dell’arredamento I Magazzini del sole, in via Aurelia Ovest. Era il 7 gennaio del 2008 e i danni calcolati dai titolari dell’attività furono di oltre ottantamila euro. Soldi che hanno chiesto al Comune di Massa, a loro dire responsabile perché ha progettato una rete fognaria inadeguata e soprattutto non ha provveduto alla sua manutenzione. La sezione civile del tribunale di Massa, il giudice Giampaolo Fabbrizzi, dopo otto anni, ha assolto l’amministrazione, rigettando il ricorso degli imprenditori. E indicando, grazie alla consulenza di un perito, il pozzetto privato del grande magazzino, quale responsabile del disastro. Per il giudice non era stato pulito in maniera adeguata e così invece di ingoiare l’acqua la sputava all’esterno. In pratica ha vinto la linea difensiva del legale dell’ente pubblico, l’avvocato Matteo Bertucci.
I proprietari del Magazzino del sole invece avevano puntato il dito contro la pista ciclabile realizzata in corrispondenza degli accessi agli esercizi commerciali presenti sulla via Aurelia: «Ha comportato un aggravamento della già precaria situazione di deflusso delle acque», recitava il ricorso. Non solo, i testimoni di parte (i dipendenti del bazar) sentiti da Fabbrizzi avevano rincarato la dose spiegando che l'esondazione era avvenuta a causa dell'intasamento dei canali di scolo e delle griglie di raccolta. In particolare, una teste aveva negato di aver avuto contatti diretti con i tecnici comunali che quella mattina giunsero sul posto. Una ricostruzione però smontata dai tecnici stessi che la mattina del 7 gennaio fecero un sopralluogo appurando come l'allagamento fosse da ricondurre alla fuoriuscita di acqua dal pozzetto di ispezione interno al piazzale di proprietà esclusiva del mobilificio.
È stato il consulente nominato dal tribunale, l’ingegner Sarah Scaletti, ad accertare la verità processuale. Il perito, acquisendo i dati delle stazioni pluviometriche di zona, ha rilevato che le precipitazioni cadute nelle giornate del 6 e 7 gennaio 2008 erano di minima entità, «non potevano certamente dirsi inusuali, di contro presentando tempi di riproposizione assai elevati, tant'è che in data 12 gennaio 2008, ossia solo cinque giorni dopo l’allagamento, la stazione Candia Scurtarola ha registrato un evento meteorico superiore, senza che si ripetessero i medesimi effetti». E per questo ha concluso che «appare del tutto improbabile che la rete di deflusso delle acque meteoriche presente sulla pubblica via possa essere andata in crisi per carenze di tipo “strutturale” quali, ad esempio, inadeguata sezione della tubazione o dei sistemi di raccolta, tenuto conto del fatto che la quota lievemente rialzata rispetto al piano stradale su cui si trova il piazzale di proprietà esclusiva dell'attrice costituisce una barriera sufficiente a inibire l'ingresso dell'acqua dall'esterno in dipendenza di precipitazioni di modesta entità, nonostante la palese inadeguatezza del sistema fognario di raccolta delle acque bianche».
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