Il Tirreno

«Basta deposito e distacchi»

«Basta deposito e distacchi»

Gli impegni di Volpi: mi prendo le colpe del ritardo e se sbaglio me lo direte

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MASSA. C’è il colore, c’è il senso dell’appartenenza che caratterizza una manifestazione di piazza. Ma ci sono anche le richieste, i contenuti di dettaglio, le proposte di intervento normativo per cambiare le carte in tavola, uscire da Gaia o - in seconda istanza - tagliarle una volta per tutte le bollette salate.

E quelle proposte sono riassunte in un documento che il comitato “Acqua alla gola” ha steso e sottoposto all’attenzione dell’amministrazione. E ieri, durante la manifestazione che ha portato in piazza 500 persone quelle proposte sono le protagoniste. Quando il corteo raggiunge piazza del teatro, ad esporle è Francesca Galloni, avvocato, legale di Confconsumatori e dalla prima ora sostenitrice, con Alfonso Baldi e Galeano Fruzzetti, della protesta. Proposte che vengono illustrate in una dialettica con l’amministrazione che alla manifestazione decide di esserci, nella persona del sindaco Alessandro Volpi.

E se il primo cittadino l’ipotesi di un’uscita del Comune da Gaia neppure la ventila, ammette che «alcune richieste avanzate dal comitato con il decalogo vanno esaudite. E se siamo in ritardo - aggiunge - io me ne prendo le colpe». Un’assunzione di responsabilità che Volpi rinforza: «Noi ci mettiamo la faccia e se non centreremo l’obbiettivo, allora ci direte che non ci siamo riusciti». Premessa fatta, il sindaco garantisce il suo impegno in particolare su tre fronti: deposito cauzionale, chiesto a garanzia di eventuali morosità, a chi non ha addebito bancario; il distacco per chi non paga e non perché faccia il furbetto, ma piuttosto perché non ha le forze economiche (la cosiddetta morosità incolpevole) e - terzo punto - il superamento dei 35 costi addebitati in bolletta per le raccomandate di avviso. Tema questo su cui Francesca Galloni focalizza tanta parte dell’attenzione, considerando quei 35 euro esemplari di una «mala gestio. Paghiamo a Gaia 35 euro per una raccomandata che costa 5».
Deposito cauzionale. Gli anti Gaia sintetizzano i costi dell’acqua con i numeri: «Da quando la società fattura le bollette anche ai massesi, dal 2012, i costi sono triplicati». Nel mirino, oltre agli scaglioni, alle partite pregresse, ai costi per le raccomandate, c’è il deposito cauzionale che viene calcolato, essendo una garanzia di pagamento, in base al consumo storico dell’utente: «Il deposito - spiega Volpi al corteo - sembrava essere obbligatorio, da un’attenta analisi della normativa è risultato, invece, facoltativo. Ci impegniamo, quindi, per eliminarlo». Un impegno che si dimensiona - ribadisce il sindaco - sul peso che il Comune ha all’interno di Gaia di cui è socio: «Abbiamo il 20% delle quote e per quel 20 % ci prendiamo impegni».

La morosità incolpevole e raccomandate salate. I cittadini lo urlano in tutte le lingue del mondo: ci sono centinaia di famiglia che, in un territorio messo a dura prova dalla crisi e con alti livelli di disoccupazione, non ce la fanno a pagare le bollette di Gaia. Francesca Galloni racconta di mamme che piangono perché «o comprano il latte ai figli piccoli o pagano Gaia». Così il comitato chiede che a chi non ce la fa e non paga l’acqua, non si stacchi il contatore. Sono i cosiddetti morosi incolpevoli e il sindaco si impegna al dialogo con Gaia perché quei distacchi non si verifichino più: «Quando accadono, ci troviamo famiglie disperate a chiedere aiuto ai servizi sociali, dobbiamo intervenire prima». Impegno anche a ridurre l’addebito di 35 euro per le raccomandate.
Un a autorità idrica più piccola. Gli anti Gaia propongono, in caso non si concretizzi l’uscita dalla società, l’opzione B: gestione diretta del Comune o di un piccolo gruppo di Comuni. Soluzione che Volpi non esclude quando ammette che l’ipotesi di una autorità idrica più piccola sarebbe positiva.

Gli impegni che Volpi non si prende. Qualche impegno se lo assume l’amministrazione, ma non accoglie in toto le richieste del comitato. E non solo perché non mette in conto l’uscita da Gaia, ma anche perché ipotizza parecchie difficoltà sulla possibilità che venga garantito un “minimo vitale”, una quantità pari a 100 litri di acqua gratuita: «È una proposta impegnativa - chiarisce Volpi - difficile da tradursi in realtà perché determinerebbe un aggravio di costi per la società». Alcune proposte accolte, ma la partita è aperta e il comitato non molla. Primo obbiettivo - ribadisce - uscire da Gaia.

Chiara Sillicani

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