Il Tirreno

Il Comune vende il ristorante Da Riccà

di Chiara Sillicani
Il Comune vende il ristorante Da Riccà

L’immobile era del Demanio ed è stato acquisito da Palazzo civico. Andrà presto a bando per 750.000 euro

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MASSA. È un’eccellenza della ristorazione, uno dei brand del territorio: dici “Da Riccà” e pensi al pesce fresco, alla buona cucina, ai piatti che diventano esperienza sensoriale. Presente nella guide, tre forchettine Michelin, premiato ed apprezzato dalla critica, il ristorante “Da Riccà” ha un padrone di casa inusuale: l’affitto, a fine mese, lo paga infatti a via Porta Fabbrica. Ebbene sì perché l’immobile che ospita le cucine e l’elegante sala è entrato nel patrimonio immobiliare di Palazzo civico. E dentro quell’immobile ha casa un pezzo di storia: negli anni ’60, quelli in cui la nostra Marina era casa dei vip, Riccà era la meta dei grandi dirigenti dell’allora fiorente zona industriale. Antonioli, da tutti conosciuto “il Partigiano” per aver avuto un ruolo importante nella Resistenza, apre, appunto, la sua cucina alla borghesia imprenditoriale. Qualche anno e, proprio davanti al ristorante, sull’esperienza di Roma, sorge il teatro Tenda. E da lì passano i grandi dello spettacolo, nomi della portata di Mina e Celentano. Il ristorante cresce e conquista clienti, in tutta la regione: il turismo delle seconde case dà una grande mano e da Firenze si viene a mangiare a Marina, al ristorante “Da Riccà” che rimane, fino ad oggi, nella mani della famiglia Antonioli. Sempre nello stesso edificio. Ora il quadro si complica: l’amministrazione quell’immobile lo ha acquisito recentemente, glielo ha “ceduto” il demanio. È al demanio, infatti, che per anni i titolari di Riccà, proprio come accade per gli stabilimenti balneari, pagavano il canone. Poi le carte in tavola cambiano: per Roma gestire gli immobili diventa complicatissimo, la rendita si abbassa, la manutenzione si complica e la scelta è quella di cedere parte del patrimonio ai Comuni. Operazione a costo zero - o quasi - per l’amministrazione che acquisisce al patrimonio beni come il rifugio antiaereo, l’area adibita a posteggio sul lungomare di ponente e l’immobile sul viale a mare, a due passi da quei parcheggi, che, da decenni, ospita uno dei re della ristorazione locali: Riccà.

Certo l’amministrazione - parola del sindaco e di Giovanni Rutili, assessore alle finanze - non ha intenzione di tenere quel bene, tanto che lo inserisce nel piano di alienazioni allegato al bilancio di previsione 2016-2018. Detto in parole semplici: Palazzo civico l’edificio che ospita il ristorante “Da Riccà” vuole venderlo. Ma quando il venditore è il Comune, le cose non funzionano come nella trattativa tra privati: a garanzia della trasparenza e a tutela degli interessi collettivi, un immobile può essere messo sul mercato soltanto attraverso uno strumento. E quello strumento è il bando pubblico. Verrà quindi bandita “una gara” e chi la vincerà diventerà proprietario dell’immobile, a destinazione commerciale, che oggi ospita il ristorante “Da Riccà”. E la base d’asta non è cosa da poco: i tecnici di palazzo civico hanno valutato il bene per 750-800.000 euro.

Roberto Antonioli, proprietario dello storico ristorante, è di poche parole: «Conosciamo la vicenda - spiega - sappiamo bene che l’edificio che ci ospita è passato dalle mani del demanio a quelle di palazzo civico e sappiamo che l’amministrazione lo metterà a bando. Noi a rimanere qui ci teniamo, siamo qui da anni, questo luogo di identifica, parteciperemo al bando».

Questione di identità e di storia che i titolari sentirebbero lesa in caso di trasloco e che si impegnano, quindi, a preservare.

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