Il Tirreno

Droga nell’orto, i conviventi patteggiano

Canapa indiana coltivata in mezzo ai pomodori e alla lattuga, coppia fionisce a processo

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MASSA. I due fidanzati erano stati sorpresi cinque mesi fa a coltivare canapa indiana nell’orto, tra i pomodori e la lattuga. Ieri hanno patteggiato una pena di un anno e dieci mesi lui (perché tra i capi di imputazione aveva anche il porto abusivo di armi) e un anno e quattro mesi lei. La coppia, operaio di 36 anni e operaia di 33 anni, entrambi massesi, era incensurata. Anzi, insospettabile. Nonostante un contratto a tempo indeterminato e la sicurezza di un lavoro, avevano trovato il modo per arrotondare le loro entrate. Ma soprattutto erano riusciti a mettersi nei guai sporcandosi la fedina penale. Anche se davanti al giudice Ermanno De Mattia, grazie al loro avvocato Giuseppe Del Papa, sono riusciti a strappare le attenuanti generiche e quindi a ottenere una pena che si può definire lieve. E che è stata pure sospesa.

L’operazione i carabinieri del nucleo operativo di Massa, l’avevano chiamata con un po’ di ironia “Pollice verde”, perché quei due avevano la capacità di far crescere la canapa indiana in quantità industriali. L’ultimo raccolto era stato di quarantadue chilogrammi, con gusti differenti a seconda dei semi utilizzati. Ai conviventi avrebbe fruttato sessantamila euro - soldi che non utilizzavano per vivere al di sopra del tenore di vita che gli garantivano i loro stipendi -, invece è fi nita nell’inceneritore. Era dalla scorsa estate che gli inquirenti stavano alle costole della coppia, dopo aver scoperto che dal loro orto sulle alture di Massa proveniva la droga che andava per la maggiore sulla riviera apuoversiliese. Le piantine di canapa crescevano in mezzo a pomodori e lattuga . Poi quando era il momento di raccoglierle venivano messe a essiccare in un capanno all’interno del piccolo podere e quando erano pronte a essere commercializzate le imbustavano sottovuoto in quei sacconi dove le massaie ripongono cuscini e piumoni al cambio di stagione.

Il sostituto procuratore Rossella Soffio, titolare dell’indagine, aveva disposto gli appostamenti nei pressi del terreno trasformato in una piantagione di stupefacenti. I militari avevano ripreso tutti i movimenti di chi curava il raccolto, annotando perfino il tipo di lampade alogene e il fertilizzante utilizzato, ma anche di chi si recava sulle alture a chiedere informazioni sui tempi di consegna. Gli operai erano solo produttori, poi c’era una sorta di grossista e infine le rivendite al dettaglio. La maggior parte dei clienti sono stati identificati. Anche perché durante l’interrogatorio la coppia aveva fornito indicazioni utili. Che gli sono valse la possibilità di ottenere un patteggiamento. Possibilità che l’avvocato Del Papa non si è fatto scappare. Resta da capire se da quell’indagine potranno nascere nuovi filoni d’inchiesta che coinvolgano altre persone.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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