Il dolore
Bilancio, l’Isee la fa da padrone
Ridefiniti in base al reddito asili, mense e Irpef. Aumentano gli incassi dal marmo
MASSA. Si chiama bilancio di previsione ed è il documento con cui il Comune - per parlare in soldoni - chiarisce quanto prevede di incassare da tariffe e imposte e quando prevede di spendere per garantire servizi, fare investimenti, realizzare opere. E quel documento lunedì è passato al vaglio del consiglio comunale che, dopo lunga discussione, ha detto sì. Nell’atto e negli allegati piano delle opere triennali (quello che il Comune vuole realizzare) e piano delle alienazioni (quello che il Comune vuole vendere) si concretizzano importanti decisioni amministrative. A tirare le somme - è proprio il caso di dirlo - sono il sindaco Volpi e l’assessore alle finanze Giovanni Rutili. E la conclusione è che «Massa è un comune virtuoso» perché garantisce gli equilibri economici nonostante lo Stato non allunghi un euro e piuttosto si trattenga 7 milioni tra meno trasferimenti e cifre chieste a Palazzo civico.
Virtuoso perché se da Roma i soldi non arrivano o arrivano con il contagocce, «l’amministrazione ha lavorato con l’obbiettivo di perseguire l’equità sociale». Strumento: l’Isee diventato bussola nella tassazione. Così le tariffe di mense e nidi sono state ridefinite con una alleggerimento per le fasce più deboli e un incremento dei costi per quelle con redditi alti. Aumenti - spiega Palazzo civico - che non sono comunque salasso e che in ogni caso non sono finalizzati a coprire l’intero costo del servizio. Perché - parola di Volpi - con i soldi che mamme e papà versano per i nidi, il Comune copre solo il 26% delle spese, la copertura per il restante 75% la garantisce tirando fuori i soldi di tasca propria. Caso fotocopia quello delle mense: con le tariffe le famiglie fanno fronte al 42% dei costi, il restante 58% è ad esclusivo carico di via Porta Fabbrica. Equità sociale - spiegano Volpi e Rutili - anche nella ridefinizione dell’addizionale Irpef: l’aliquota massima dello 0,8% la raggiunge solo chi ha un Isee oltre i 75.000 euro. La più bassa, per la fascia sotto i 15.000 euro, è dello 0,65%, scaglionata poi per reddito.
Democratica - ribadiscono a Palazzo civico - anche l’applicazione della Tari: «Il servizio è costato 150.000 euro in meno, la lotta all’evasione ha permesso di recuperare quasi 2,8 milioni, quindi la tariffa si è ridotta del 2%. Ancor meno salata per le attività produttive che pagheranno un 10% meno rispetto al 2015. Rimodulata anche la Cosap (occupazione suolo pubblico) nel segno dell’equiparazione tra Marina (che paga di più) e il centro storico (che paga meno). E se vale la regola che chi ha di più, paga di più, il mondo del marmo garantirà un incasso - tra tassa, canone e detriti - pari a oltre 2,1 milioni e circa 400.000 euro più dell’anno scorso. Concorrono anche le spiagge libere che garantiscono entrate da 320.000 euro e l’imposta di soggiorno con 300.000.
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