Sicurezza
«Il vero Pd siamo noi non lascio la ditta Adò»
Il neosindaco Gianni Lorenzetti esulta: la nostra vittoria un insegnamento per tutto il paese e accusa gi avversari: da loro attacchi ingiusti e sciocchi
MONTIGNOSO. Più rilassato, orgoglioso del suo risultato e il sorriso di chi ci ha sempre creduto: Gianni Lorenzetti indossa la fascia di primo cittadino dopo cinque anni in giunta Buffoni e cinque anni in consiglio comunale con Federico Binaglia. Una fascia che avrebbe potuto essere sua già nel 2011, quando però la paura di perdere le primarie, in un momento complicato di passaggio, fece convergere la coalizione sul nome di Narciso Buffoni. In quell'occasione Lorenzetti fece un passo indietro che non ha mai rivendicato e oggi, diventato sindaco, può finalmente dire: «Sono felice e spero che i cittadini mi apprezzino; voglio fare bene e del bene».
Soddisfatto sì, ma non ha raggiunto il 51%...
«Queste sono cose che dicono coloro che perdono, per far credere alla gente che ora c'è un sindaco debole, con una maggioranza debole. Non siamo arrivati al quorum perché c'erano 5 liste e la troppa frammentazione disperde voti. Vorrei ricordare che Buffoni nel 1992 vinse con il 43% del voti e governò alla grande».
Che campagna elettorale è stata?
«Pessima, feroce, ma non da parte nostra. Noi non abbiamo mai risposto agli attacchi ingiusti e sciocchi di Montignoso Democratica. Loro hanno parlato alla pancia delle persone, come fa la Lega Nord, senza portare mai un contributo sui programmi, o sui problemi. Hanno infangato nomi, detto falsità. Ho sentito di tutto. Sono invece orgoglioso della mia lista e del lavoro fatto. Brave persone, grandi lavoratori, buoni sentimenti».
Il Pd a Montignoso rimane spaccato?
«Il Pd siamo noi. Non ce ne è un altro. Mi spiace che la gente abbia frainteso, perché qualcuno gli ha raccontato storie non vere. Una parte del Pd, minima, ha deciso di porsi in contrasto e quindi sono usciti. Lo statuto farà il suo corso tecnico. Sentimentalmente non sono mai stati veramente nel PD».
Hanno detto che il consigliere regionale Bugliani non ha festeggiato con voi. Ci sono problemi?
«Queste sono cretinate. Non era al comitato ieri sera, ma mi ha chiamato per congratularsi, come ha fatto anche Mazzeo. Se posso stemperare gli animi, credo che non sia andato nemmeno da Del Freo per consolarlo».
Nessuna ricucitura con gli ex Pd?
«Nessuna. Staranno parcheggiati per un po'. Non farò lo stesso errore di Narciso Buffoni che prese in giunta Angela Bertocchi, credendo di ricompattare la maggioranza, o che diede un posto d'oro a Piero Sacchetti per poi trovarsi la serpe in seno. Abbiamo capito che non funziona. Ce ne faremo una ragione».
La coalizione invece reggerà?
«È solida come una roccia. Abbiamo dimostrato all'Italia, dal piccolo comune di Montignoso, che quando il Pd corre insieme alla sinistra vince. Quando corre da solo perde». Che città riceve?
«Una Montignoso bella e sana, con i problemi di ogni attuale città italiana. Tra i primi impegni c'è un incontro in Regione per risolvere il problema del fondo di solidarietà che ci sta strozzando; sono felice di poter vedere avviato il progetto della scuola di Cinquale e quello per la nuova illuminazione pubblica; dobbiamo risolvere il conflitto con il revisore dei conti e approvare il bilancio nelle prossime settimane».
Che giunta farà?
«Ancora non lo so. Certamente la coalizione andrà premiata e vorrei riconfermare chi ha lavorato con me nella passata amministrazione; ma vorrei anche volti nuovi e nuove professionalità a cui affidare nuovi progetti».
Continuerà a lavorare nell’azienda di famiglia?
«Ovviamente sì. Il lavoro è libertà. Non ci si può chiudere nelle stanze dei bottoni e sperare di risolvere i problemi con la teoria. Il mio lavoro mi permette di rimanere a contatto con le persone e con i piedi per terra».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
